Pensioni, in pochi lo sanno: chi perde il lavoro dopo 60 anni può andarci subito

di Redazione Lavoratorio.it - Pubblicato il 02/02/2026

Un disoccupato in età matura insieme ai figli controlla le notizie sui sussidi (repertorio)

Un disoccupato in età matura insieme ai figli controlla le notizie sui sussidi (repertorio) - Freepik

Perdere il lavoro dopo i 60 anni significa spesso trovarsi davanti a uno scenario complesso, con scarse possibilità di ricollocazione e molte incertezze sul futuro. Tuttavia, il nostro ordinamento prevede alcune strade alternative al rientro nel mercato del lavoro, che consentono in determinati casi di anticipare l’uscita verso la pensione.

Il punto di partenza è quasi sempre l’accesso alla Naspi, l’indennità di disoccupazione, che non rappresenta soltanto un sostegno economico temporaneo ma può diventare anche il ponte decisivo verso il pensionamento anticipato. Attraverso la Naspi, infatti, il lavoratore entra nelle categorie considerate più fragili, beneficiando di canali previdenziali agevolati come Ape Sociale e Quota 41.

IL RUOLO CHIAVE DELLA NASPI DOPO IL LICENZIAMENTO

In caso di licenziamento involontario, il lavoratore può richiedere la Naspi, che spetta per un periodo massimo di 24 mesi, pari alla metà delle settimane contributive maturate negli ultimi quattro anni.

L’importo dell’indennità copre circa il 75% della retribuzione media, con una riduzione del 3% mensile a partire dal nono mese per gli over 55. Nei primi mesi, quindi, l’assegno resta relativamente vicino all’ultimo stipendio percepito.

L’aspetto più rilevante riguarda però i contributi figurativi, che vengono accreditati per tutta la durata della Naspi e risultano validi sia ai fini del diritto sia del calcolo della pensione. È proprio questo meccanismo a rendere possibile l’uscita anticipata dal lavoro.

PERDE IL LAVORO DOPO I 60 ANNI: PENSIONE ANTICIPATA CON L’APE SOCIALE

Una prima opzione è rappresentata dall’Ape Sociale, misura destinata ai lavoratori in condizioni di particolare tutela, tra cui rientrano anche i disoccupati a seguito di licenziamento.

Il requisito centrale è che la cessazione del rapporto di lavoro sia involontaria: le dimissioni volontarie escludono l’accesso sia alla Naspi sia all’Ape Sociale. Per questo motivo, spesso viene valutata un’uscita concordata con l’azienda, soluzione che può risultare conveniente anche per il datore di lavoro.

Concluso il periodo di Naspi, si può accedere all’Ape Sociale al raggiungimento di 63 anni e 5 mesi di età e con almeno 30 anni di contributi. L’indennità può arrivare fino a 1.500 euro mensili e accompagna il lavoratore fino alla pensione di vecchiaia a 67 anni.

In questo modo, combinando Naspi e Ape Sociale, l’attività lavorativa può terminare già poco dopo i 61 anni, senza necessità di cercare una nuova occupazione.

PERDE IL LAVORO DOPO I 60 ANNI: USCITA IMMEDIATA CON QUOTA 41

Un’alternativa all’Ape Sociale è la Quota 41, che consente di accedere alla pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica.

Anche in questo caso il passaggio obbligato è il licenziamento involontario, necessario per ottenere la Naspi. I contributi figurativi accreditati durante la disoccupazione permettono infatti di completare il requisito contributivo senza tornare al lavoro.

Chi, ad esempio, ha maturato 39 anni di contributi può sfruttare i due anni di Naspi per arrivare a quota 41 e perfezionare il diritto alla pensione anticipata.

Restano però requisiti stringenti: è necessario avere almeno un contributo versato prima del 31 dicembre 1995 ed essere considerati lavoratori precoci, con 12 mesi di contributi maturati prima dei 19 anni.

Se tutte le condizioni sono rispettate, al termine della Naspi si passa direttamente alla pensione, anticipando l’uscita di diversi anni rispetto ai canali ordinari.

QUANDO IL LICENZIAMENTO DIVENTA UN’OPPORTUNITÀ PREVIDENZIALE

Per chi perde il lavoro dopo i 60 anni, il licenziamento non è sempre solo una penalizzazione. In presenza dei giusti requisiti, può trasformarsi in una leva previdenziale che consente di anticipare l’uscita dal lavoro grazie alla combinazione tra Naspi, contributi figurativi e misure agevolate.

Si tratta di percorsi poco conosciuti ma fondamentali per affrontare con maggiore consapevolezza una fase delicata della carriera lavorativa in età avanzata.

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