La tassa da 2 euro sui pacchi dalla Cina si può aggirare: cresce la richiesta di rinvio

di Redazione Lavoratorio.it - Pubblicato il 27/01/2026

Pacchi in arrivo dalla Cina (repertorio)

Pacchi in arrivo dalla Cina (repertorio) - Redazione Lavoratorio.it

La tassa da 2 euro sui pacchi provenienti dalla Cina mostra già diverse criticità. A poche settimane dall’entrata in vigore, emergono infatti meccanismi di aggiramento che ne riducono l’efficacia complessiva. I flussi di merci non si sono interrotti e il contributo rischia di colpire soprattutto gli operatori che rispettano pienamente le regole.

A farne le spese sono in particolare le imprese dell’e-commerce europeo e italiano, che non possono ricorrere a soluzioni logistiche alternative e si trovano a competere con prodotti extra-UE che continuano a entrare sul mercato a prezzi più bassi.

COME VIENE AGGIRATA LA TASSA SUI PACCHI DALLA CINA

Il contributo da 2 euro si applica ai pacchi extra UE di valore inferiore a 150 euro, tipicamente legati alle spedizioni dalla Cina e alle grandi piattaforme internazionali. La misura è stata presentata come una compensazione dei costi dei controlli doganali, ma di fatto rappresenta un deterrente contro le importazioni a basso costo, provenienti da Paesi con costi di produzione e manodopera più contenuti.

Dal 1° gennaio 2026, però, l’effetto deterrente si è rivelato limitato. Le merci continuano ad arrivare grazie a una riorganizzazione delle catene logistiche, studiata per neutralizzare l’impatto del contributo.

In particolare, vengono utilizzati hub logistici intermedi all’interno dell’Unione Europea, dai quali le spedizioni proseguono come traffico intra-UE, oppure si ricorre a vettori a basso costo, privilegiando il trasporto su gomma rispetto a quello aereo o marittimo. In questo modo, il contributo viene aggirato o diluito, senza incidere in modo significativo sul prezzo finale.

PENALIZZAZIONI E DISTORSIONI DI MERCATO

L’effetto complessivo della tassa evidenzia una chiara contraddizione. Le spedizioni ufficialmente soggette al contributo risultano in calo, ma il volume reale delle merci che raggiungono il mercato italiano non diminuisce in modo proporzionale.

Questo squilibrio produce una perdita di gettito per l’Erario e genera distorsioni competitive, penalizzando gli operatori che rispettano integralmente le regole rispetto a chi sfrutta margini normativi e soluzioni logistiche alternative. Il risultato è un mercato meno equo e una pressione crescente sulle imprese europee dell’e-commerce.

LA RICHIESTA DI RINVIO DEL CONTRIBUTO NEL 2026

Alla luce delle criticità emerse, si rafforza la richiesta di rinviare l’applicazione del contributo nazionale per valutarne meglio l’efficacia e coordinarlo con una strategia più ampia a livello europeo. L’Unione Europea, infatti, prevede l’introduzione di un contributo armonizzato da 3 euro a partire da luglio 2026.

Il rischio, secondo gli operatori del settore, è che una misura italiana isolata e non armonizzata finisca per colpire soprattutto il sistema logistico nazionale, senza incidere realmente sui fenomeni di concorrenza extra-UE e sulle pratiche di elusione che continuano a caratterizzare il commercio transfrontaliero a basso costo.

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