Allarme truffa dall’Agenzia delle Entrate: attenzione al falso deposito cauzionale

di Redazione Lavoratorio.it - Pubblicato il 27/01/2026

Un hacker all'opera (repertorio)

Un hacker all'opera (repertorio) - Drazen Zigic

Nuovo allarme truffe a nome dell’Agenzia delle Entrate. L’Amministrazione finanziaria ha segnalato una recente campagna di phishing che prende di mira contribuenti e imprese, utilizzando in modo illecito il nome dell’Agenzia e quello di presunti dirigenti per indurre le vittime a versare un deposito cauzionale inesistente. Si tratta di una strategia fraudolenta costruita con grande attenzione ai dettagli, pensata per apparire credibile e spingere i destinatari ad agire rapidamente.

IL MESSAGGIO TRUFFA: COME SI PRESENTA

Il primo contatto avviene tramite email, con un testo che richiama un presunto mancato versamento di un deposito cauzionale. Nel messaggio vengono citate normative, articoli di legge e riferimenti giuridici con l’obiettivo di rafforzare l’autorevolezza della comunicazione.

Il destinatario viene invitato a effettuare un pagamento presso una banca indicata come affidabile, con la promessa che il versamento consentirebbe di sbloccare un capitale dovuto. In caso di mancato pagamento entro una scadenza molto ravvicinata, viene prospettato un recupero coattivo del credito, facendo leva sul senso di urgenza e sul timore di conseguenze fiscali.

LA RISPOSTA DEL TRUFFATORE IN CASO DI DUBBI

Un elemento distintivo di questa campagna è la gestione delle risposte. Se il destinatario manifesta perplessità o chiede chiarimenti, il truffatore replica sostenendo che l’Agenzia delle Entrate avrebbe un ruolo di intermediario in controversie internazionali, giustificando così la richiesta di denaro.

Questa ricostruzione è totalmente falsa e serve esclusivamente a rafforzare l’inganno e superare le resistenze della vittima, simulando una competenza istituzionale che l’Agenzia non possiede in questo ambito.

GLI INDIZI CHE RIVELANO LA NATURA FRAUDOLENTA

Anche in questo caso emergono segnali tipici delle truffe informatiche. Il nome del mittente e l’indirizzo email appaiono solo apparentemente ufficiali; vengono utilizzati canali non istituzionali per comunicazioni di questo tipo; il tono è fortemente allarmistico e la gravità del fatto contestato è enfatizzata. A ciò si aggiungono la richiesta di pagamento in tempi strettissimi e la minaccia di azioni coercitive in caso di mancato adempimento.

COSA RACCOMANDA L’AGENZIA DELLE ENTRATE

L’Agenzia delle Entrate ribadisce la propria totale estraneità all’invio di queste comunicazioni e invita i cittadini a non cliccare su eventuali link contenuti nei messaggi, a non effettuare pagamenti e a non fornire credenziali di accesso, dati personali o coordinate bancarie.

In presenza di comunicazioni sospette, è sempre consigliabile verificare l’autenticità attraverso i canali ufficiali dell’Agenzia o consultare le sezioni dedicate alle segnalazioni di phishing presenti sul portale istituzionale.

PERCHÉ QUESTE TRUFFE FUNZIONANO

Le campagne di phishing che sfruttano il nome del Fisco fanno leva su autorità, urgenza e paura delle sanzioni. È proprio questa combinazione a renderle particolarmente insidiose. Per questo l’invito dell’Agenzia è a mantenere un atteggiamento prudente e a considerare sempre sospetta qualsiasi richiesta di denaro ricevuta via email o tramite canali non ufficiali.

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