Bonus Giorgetti 2026 per chi rimanda la pensione, a chi conviene chiederlo

di Redazione Lavoratorio.it - Pubblicato il 20/01/2026

Un lavoratore consulta le novità in materia previdenziale (repertorio)

Un lavoratore consulta le novità in materia previdenziale (repertorio) - Freepik

Il bonus Giorgetti, noto anche come bonus Maroni o bonus Quota 103, è stato confermato dalla Legge di Bilancio 2026 come incentivo per i lavoratori che scelgono di restare in servizio dopo aver maturato i requisiti per la pensione anticipata. La misura consente di ottenere un aumento immediato della busta paga, grazie alla rinuncia dello Stato a una parte della contribuzione previdenziale a carico del lavoratore.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie e, allo stesso tempo, trattenere le competenze senior nel mondo del lavoro, trasformando il rinvio della pensione in una scelta economicamente valutabile, non più solo professionale o personale.

CHI PUÒ RICHIEDERE IL BONUS GIORGETTI

La conferma del bonus non rappresenta una semplice proroga, ma il consolidamento di una strategia già avviata negli anni precedenti. La misura è rivolta a una platea ben definita di lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico sia del settore privato, iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria o alle forme previdenziali sostitutive ed esclusive.

Il bonus diventa quindi un’opzione concreta per chi, una volta raggiunta la soglia per la pensione anticipata, sceglie consapevolmente di monetizzare subito una parte dei contributi invece di destinarli interamente alla rendita futura.

I REQUISITI PER ACCEDERE ALLA MISURA

Possono accedere al bonus Giorgetti 2026 i lavoratori che entro il 31 dicembre 2025 hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata con Quota 103. È necessario aver compiuto almeno 62 anni di età, aver raggiunto 41 anni di contributi ed essere lavoratori dipendenti con un rapporto di lavoro attivo.

La scelta di rimanere al lavoro avviene quindi dopo aver acquisito il diritto alla pensione, non prima.

STIPENDIO PIÙ ALTO CON IL BONUS GIORGETTI

Il meccanismo economico è semplice. La quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore, pari al 9,19 per cento della retribuzione imponibile, viene erogata direttamente in busta paga invece di essere versata all’ente previdenziale.

In termini pratici, questo si traduce in un aumento dello stipendio lordo mensile che può oscillare, indicativamente, tra 150 e 250 euro, in base al reddito annuo del dipendente. L’importo riconosciuto non concorre alla formazione del reddito imponibile e non è soggetto a Irpef, rendendo il beneficio immediato e fiscalmente neutro.

COME DEVE ESSERE RICHIESTO

Il bonus non viene riconosciuto in automatico. Il lavoratore interessato deve presentare una domanda telematica all’INPS, utilizzando i servizi online dell’Istituto.

Una volta verificata la presenza dei requisiti, l’INPS comunica al datore di lavoro l’autorizzazione a riconoscere in busta paga la quota di contribuzione che normalmente sarebbe versata ai fini previdenziali.

PENSIONE FUTURA PIÙ BASSA

La scelta di aderire al bonus comporta però una contropartita da valutare con attenzione. Ricevere oggi una parte dei contributi significa ridurre il montante contributivo su cui verrà calcolata la pensione futura.

In altre parole, l’aumento dello stipendio attuale si traduce in un assegno pensionistico più basso, perché una quota dei contributi non viene più accantonata per la rendita previdenziale.

IL BLOCCO PARZIALE DEL MONTANTE CONTRIBUTIVO

Nel sistema contributivo, la pensione dipende direttamente da quanto viene versato nel corso della vita lavorativa. Senza il bonus, ogni mese viene accantonato il 33 per cento della retribuzione, di cui il 9,19 per cento a carico del lavoratore e la parte restante a carico del datore di lavoro.

Con il bonus Giorgetti, la contribuzione complessiva si riduce al 23,81 per cento, perché la quota del lavoratore resta in busta paga. Il montante continua comunque a crescere se si rimane al lavoro, ma a un ritmo più lento.

L’EFFETTO DEL COEFFICIENTE DI TRASFORMAZIONE

A mitigare la perdita interviene il coefficiente di trasformazione, che aumenta con l’età di pensionamento. Andare in pensione più tardi significa applicare una percentuale più favorevole nella trasformazione del montante contributivo in assegno mensile.

Rinviare l’uscita dal lavoro, ad esempio da 62 a 64 anni, consente di compensare parzialmente la minore contribuzione con un coefficiente più alto, riducendo l’impatto negativo sull’importo finale della pensione.

A CHI CONVIENE DAVVERO

La convenienza del bonus Giorgetti non è uguale per tutti e dipende dall’orizzonte temporale della pensione. Occorre confrontare il guadagno immediato in busta paga con la perdita progressiva dell’assegno pensionistico negli anni successivi.

In linea generale, la misura tende a essere più vantaggiosa per chi prevede di percepire la pensione per un periodo non molto lungo, indicativamente inferiore ai 20-25 anni. Chi invece dovesse vivere più a lungo rischia, nel tempo, di restituire con una pensione più bassa più di quanto abbia incassato prima, rendendo la scelta meno conveniente.

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