Mancano 6mila infermieri: il Piemonte guarda anche all’estero per colmare la carenza

di Redazione Lavoratorio.it - Pubblicato il 25/03/2026

Infermieri al lavoro (repertorio)

Infermieri al lavoro (repertorio) - Freepik

In Piemonte mancano circa 6mila infermieri, una carenza strutturale che spinge la Regione a guardare anche oltre i confini nazionali. Non si tratta però di un reclutamento immediato, ma di una strategia basata su accordi accademici e percorsi formativi condivisi.

È questo l’obiettivo della missione istituzionale in corso a Tashkent, in Uzbekistan, dove una delegazione piemontese – composta da rappresentanti dell’Assessorato alla Sanità, dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche e dell’Università del Piemonte Orientale – sta lavorando per avviare nuove collaborazioni internazionali.

UNA CARENZA STRUTTURALE CHE RIGUARDA TUTTA ITALIA

Il problema non riguarda solo il Piemonte. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nei prossimi anni a livello globale mancheranno circa 2 milioni di infermieri.

Nel contesto piemontese, la situazione è aggravata da un alto numero di pensionamenti e da un sistema formativo che, pur funzionando a pieno regime, non riesce a compensare le uscite. Anche saturando i posti disponibili nei corsi universitari, il saldo resterebbe negativo.

LA STRATEGIA: FORMAZIONE INTERNAZIONALE E DOPPIE LAUREE

Per affrontare il problema, la Regione punta a costruire una vera e propria filiera formativa internazionale. L’obiettivo è attivare corsi universitari in lingua italiana all’estero, percorsi di doppia laurea e programmi che consentano di formare professionisti già allineati agli standard clinici e linguistici richiesti in Italia.

Un modello già sperimentato con l’Albania, dove è in fase di sviluppo un progetto congiunto con l’università di Argirocastro. L’iniziativa avviata in Uzbekistan segue lo stesso approccio: cooperazione accademica e inserimento graduale, senza puntare su ingressi immediati.

NESSUN RECLUTAMENTO MASSIVO: APPROCCIO DI LUNGO PERIODO

I rappresentanti coinvolti nella missione sottolineano che non ci saranno arrivi numericamente rilevanti nel breve termine. La strategia è quella di investire nella formazione e nella collaborazione universitaria, evitando modelli basati sul reclutamento diretto dall’estero.

L’obiettivo è costruire un sistema sostenibile, che punti sulla qualità e sull’integrazione professionale, contribuendo allo sviluppo dei sistemi universitari locali anziché sottrarre risorse umane qualificate.

TEMPI LUNGHI E EMERGENZA ANCORA APERTA

Si tratta però di un progetto di medio-lungo periodo, i cui effetti concreti richiederanno tempo. Nel frattempo, la carenza di personale continua a pesare sull’organizzazione degli ospedali e dei servizi sanitari.

La Regione ribadisce che l’intento non è quello di cercare manodopera a basso costo, ma di costruire un modello strutturato e qualificato per affrontare una criticità destinata a crescere nei prossimi anni.

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