Ape sociale 2026: domanda entro il 31 marzo per la pensione anticipata

di Redazione Lavoratorio.it - Pubblicato il 05/03/2026

Una sede dell'Inps (repertorio)

Una sede dell'Inps (repertorio) - Redazione Lavoratorio.it

Scade il 31 marzo 2026 il primo termine utile per presentare la domanda di accesso all’Ape sociale, l’indennità economica finanziata dallo Stato che consente ad alcune categorie di lavoratori di uscire dal lavoro prima dell’età pensionabile.

La misura non è una pensione vera e propria, ma un sostegno economico “ponte” che accompagna il beneficiario fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata. Chi intende accedere alla prestazione deve presentare una specifica richiesta all’Inps per il riconoscimento delle condizioni di accesso.

LE TRE FINESTRE PER PRESENTARE DOMANDA NEL 2026

Nel 2026 l’Ape sociale assume un ruolo particolarmente rilevante nel sistema previdenziale. La Legge di Bilancio ha infatti confermato la misura fino al 31 dicembre 2026, che salvo ulteriori interventi legislativi sarà l’ultimo anno di operatività.

Allo stesso tempo, la manovra non ha prorogato Quota 103 e ha ridotto altre forme di pensionamento anticipato, rendendo l’Ape sociale uno degli strumenti principali di uscita flessibile dal lavoro.

Per il 2026 sono previste tre finestre per la presentazione della domanda di verifica dei requisiti:

31 marzo 2026

15 luglio 2026

30 novembre 2026

È consigliabile presentare la richiesta entro le prime due scadenze. Le domande inoltrate nella finestra di novembre verranno accolte solo nel caso in cui restino risorse disponibili.

CHI PUÒ ACCEDERE ALL’APE SOCIALE

La misura è destinata a lavoratori dipendenti pubblici e privati, autonomi e iscritti alla Gestione separata Inps che abbiano compiuto almeno 63 anni e 5 mesi e appartengano a specifiche categorie tutelate.

Possono accedere:

  • disoccupati che hanno perso il lavoro e hanno terminato gli ammortizzatori sociali, come la Naspi
  • caregiver che assistono da almeno sei mesi continuativi un familiare con disabilità grave
  • invalidi civili con una percentuale di invalidità pari o superiore al 74%
  • lavoratori con mansioni gravose, che devono aver svolto tali attività per almeno 7 anni negli ultimi 10 oppure 6 anni negli ultimi 7

Oltre al requisito anagrafico sono richiesti anche requisiti contributivi differenti a seconda della categoria.

Servono 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver e invalidi civili, mentre i lavoratori con mansioni gravose devono avere 36 anni di contributi, ridotti a 32 anni per alcune categorie, come gli operai edili.

Per le lavoratrici madri è prevista una riduzione del requisito contributivo pari a un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due anni.

Tutti i requisiti devono essere maturati entro il 31 dicembre 2026.

COME PRESENTARE LA DOMANDA ALL’INPS

La procedura per ottenere l’Ape sociale si articola in due passaggi distinti.

Il primo consiste nella domanda di verifica dei requisiti, che deve essere inviata all’Inps entro una delle tre finestre previste. Dopo la conferma del possesso dei requisiti, è possibile inoltrare la domanda di accesso alla prestazione.

Le richieste possono essere presentate online sul sito Inps, accedendo con Spid, Cie o Cns, oppure tramite Caf e patronati, che assistono nella compilazione della domanda.

L’IMPORTO DELL’ASSEGNO

L’indennità viene erogata in 12 mensilità l’anno a partire dal primo giorno del mese successivo alla domanda.

L’importo corrisponde alla rata della pensione maturata al momento dell’accesso alla misura, con un limite massimo di 1.500 euro lordi mensili. L’assegno non è soggetto a rivalutazione e non prevede integrazione al minimo.

L’Ape sociale non è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo. È prevista un’unica eccezione per i redditi da lavoro autonomo occasionale, che possono essere percepiti entro il limite di 5.000 euro lordi annui.

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