Assegno unico di febbraio, la data di pagamento: bisogna aggiornare l’Isee

di Redazione Lavoratorio.it - Pubblicato il 10/02/2026

Una mamma lavoratrice a casa (repertorio)

Una mamma lavoratrice a casa (repertorio) - Freepik

Con l’avvio del 2026 entrano in vigore importanti aggiornamenti per l’Assegno unico e universale per i figli a carico. La misura gestita dall’INPS viene adeguata all’inflazione, con una rivalutazione degli importi dell’1,4%, nuove soglie Isee e una revisione tecnica del calcolo dell’indicatore utilizzato per le prestazioni familiari.

Il mese di febbraio rappresenta un passaggio chiave: arrivano i primi pagamenti dell’anno a regime e, soprattutto, scatta la scadenza per il rinnovo dell’Isee, determinante per non perdere parte dell’importo spettante.

QUANDO ARRIVA IL PAGAMENTO DI FEBBRAIO

Per la mensilità di febbraio 2026, il calendario Inps prevede l’accredito dell’assegno tra giovedì 19 e venerdì 20 febbraio per le famiglie che già percepiscono la prestazione e non hanno apportato modifiche alla domanda o alla situazione anagrafica.

Tempi leggermente più lunghi sono invece previsti per chi ha presentato la domanda a gennaio, ha aggiornato l’Isee o ha comunicato variazioni rilevanti, come la nascita di un figlio o il cambio dell’Iban. In questi casi il pagamento può slittare nell’ultima settimana del mese, indicativamente tra il 23 e il 27 febbraio.

CHI NON DEVE PRESENTARE UNA NUOVA DOMANDA

Dal 2026 la domanda di Assegno unico ha valore pluriennale. Chi risulta già beneficiario non deve quindi presentare una nuova richiesta, a meno che la precedente non sia stata respinta, revocata o decaduta.

Resta invece l’obbligo di comunicare all’Inps tutti gli eventi che incidono sul diritto o sull’importo della prestazione, come la nascita di un figlio, il raggiungimento della maggiore età, variazioni nella condizione di disabilità o nelle modalità di pagamento.

GLI IMPORTI DOPO LA RIVALUTAZIONE

Con l’adeguamento Istat dell’1,4%, l’importo dell’assegno aumenta rispetto al 2025. Per ciascun figlio minorenne, l’importo massimo arriva a 203,8 euro al mese per i nuclei con Isee fino a 17.468,51 euro, mentre l’importo minimo è pari a 58,3 euro mensili per chi supera 46.582,71 euro di Isee o non presenta la Dsu.

Tra queste soglie l’assegno decresce in modo progressivo. A parità di reddito, alcune famiglie possono trovarsi in una fascia leggermente diversa rispetto allo scorso anno, proprio a causa dell’aggiornamento delle soglie Isee.

MAGGIORAZIONI CONFERMATE E RIVALUTATE

Restano operative, con importi rivalutati, le principali maggiorazioni previste dalla normativa. Rientrano tra queste gli incrementi per i figli con disabilità, per le madri under 21, per i nuclei con entrambi i genitori lavoratori e per i figli successivi al secondo.

Sono inoltre confermati gli aumenti del 50% per i figli sotto l’anno di età e per quelli tra 1 e 3 anni nei nuclei con almeno tre figli e Isee medio-basso, oltre al contributo forfettario di 150 euro per le famiglie con almeno quattro figli a carico.

IL NUOVO ISEE PER LE PRESTAZIONI FAMILIARI

Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una riforma tecnica del calcolo Isee per alcune prestazioni sociali, tra cui l’Assegno unico. Accanto all’Isee ordinario, l’Inps utilizza un indicatore specifico per le prestazioni familiari e per l’inclusione, che tiene conto di franchigie più elevate sull’abitazione principale, di una scala di equivalenza più favorevole per i nuclei numerosi e di una franchigia aggiuntiva per i figli conviventi dal secondo in poi.

Questo valore non viene ancora rilasciato come attestazione separata, ma è consultabile all’interno del portale Inps, nella sezione dedicata alle Dsu, ed è quello effettivamente utilizzato per determinare l’importo dell’assegno nel 2026.

ISEE NON AGGIORNATO, COSA SUCCEDE

La data da segnare in calendario è il 28 febbraio 2026. In assenza di una Dsu aggiornata, a partire da marzo l’Assegno unico viene erogato al minimo di legge, pari a 58,3 euro per figlio, indipendentemente dalla reale situazione economica del nucleo.

Se l’Isee viene presentato entro il 30 giugno 2026, l’Inps provvede al ricalcolo degli importi e riconosce gli arretrati a partire da marzo. Oltre questa data, invece, l’adeguamento ha effetto solo dal mese successivo alla presentazione della Dsu.

Il mancato rinnovo non comporta quindi la sospensione dell’assegno, ma una riduzione automatica dell’importo, che resta in vigore fino alla regolarizzazione della posizione.

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