Bonifico tra parenti e controlli fiscali: quando il Fisco può chiedere spiegazioni

di Redazione Lavoratorio.it - Pubblicato il 27/03/2026

Accesso al banking online per effettuare un bonifico (repertorio)

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Un bonifico tra genitori e figli, tra fratelli o tra altri familiari è un’operazione del tutto lecita e, in linea generale, non costituisce automaticamente reddito imponibile. Tuttavia, quando le somme accreditate sul conto corrente non risultano coerenti con quanto dichiarato, l’Amministrazione finanziaria può intervenire chiedendo chiarimenti al contribuente.

Il punto centrale non è quindi il trasferimento in sé, ma la capacità di giustificarne la natura in caso di controlli.

PERCHÉ ANCHE UN BONIFICO FAMILIARE PUÒ FINIRE SOTTO CONTROLLO

Il riferimento normativo è quello delle indagini finanziarie, che consentono al Fisco di utilizzare i movimenti bancari come base per eventuali accertamenti.

In questo contesto, l’onere della prova ricade sul contribuente: chi riceve un bonifico deve dimostrare, in modo concreto e documentato, che le somme non rappresentano redditi non dichiarati.

Questo principio vale anche nei rapporti familiari. Non è sufficiente affermare che il denaro proviene da un genitore o da un fratello: è necessario chiarire se si tratta di:

  • una donazione (liberalità)
  • un prestito
  • un rimborso spese
  • un semplice trasferimento interno

In assenza di una spiegazione credibile, l’accredito può essere considerato sospetto e quindi oggetto di contestazione.

IL RUOLO DELL’ANAGRAFE DEI RAPPORTI FINANZIARI

I controlli si basano anche sui dati contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari, parte dell’Anagrafe tributaria, che raccoglie informazioni su conti correnti, movimenti e rapporti con banche e intermediari.

Questo sistema consente all’Agenzia delle Entrate di individuare eventuali incongruenze tra i flussi di denaro e i redditi dichiarati, facendo emergere situazioni che richiedono approfondimenti.

COME EVITARE CONTESTAZIONI

La soluzione non è evitare i bonifici tra familiari, ma renderli trasparenti e tracciabili.

In particolare, è fondamentale:

  • indicare una causale chiara e dettagliata
  • conservare eventuali documenti giustificativi (scritture private, accordi di prestito, ricevute)
  • mantenere coerenza tra i movimenti finanziari e la propria situazione reddituale

Una causale generica può risultare debole in caso di verifica, mentre una descrizione precisa dell’operazione aiuta a dimostrare la legittimità del trasferimento.

DONAZIONI E IMPOSTA: UN TEMA DIVERSO

È importante distinguere il tema dei controlli fiscali da quello dell’imposta sulle donazioni.

Quando la donazione è formalizzata tramite atto notarile, si applicano specifiche aliquote e franchigie, che variano in base al grado di parentela. Ad esempio:

  • 4% per coniuge e parenti in linea retta, oltre 1 milione di euro
  • 6% per fratelli e sorelle, oltre 100mila euro

Si tratta però di un ambito distinto: nei bonifici familiari più comuni, il problema principale non è l’imposta, ma la mancanza di una giustificazione chiara delle somme ricevute.

In definitiva, un bonifico tra parenti non è di per sé rischioso, ma può diventarlo quando non è accompagnato da elementi sufficienti a dimostrarne la reale natura.

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