Qualche giorno fa abbiamo pubblicato la lettera di una madre disperata per il figlio depresso perché senza lavoro e perché scoraggiato dall'ennesimo colloquio andato male (cliccare QUI per leggerla).
Noi abbiamo dato una risposta nel merito dell'episodio - le domande scomode di alcuni psicologi - ed abbiamo cercato in qualche modo anche di incoraggiare la madre che ci ha scritto. Certo, che siano le madri a dover scrivere ad un sito web di lavoro al posto dei figli è piuttosto sintomatico della drammaticità della situazione odierna. Così, capita anche di ricevere risposte da altri utenti sotto forma di incoraggiamento: come la lettera che Alida ci ha invitato a trasmettere per intero a Franci, la madre disperata di cui sopra. Qui di seguito pubblichiamo la sola parte d'interesse generale, mentre i suggerimenti personali li faremo avere in privato alla destinataria.
“Cara signora le scrivo fortemente motivata a darle il mio punto di vista e una scrollata a questa arrendevolezza giovanile. Vorrebbe essere una lettera di aiuto e coraggio. Sicuramente noi giovani non viviamo in un periodo facile, un periodo che ha per certi versi difficoltà diverse rispetto a quelle dei nostri genitori. Ma proprio questo è il punto, voi state affrontando e avete affrontato le vostre difficoltà e a noi spettano le nostre. Penso che mai come ora ci sia bisogno da parte nostra di aver chiaro e di raccogliere tutte le nostre qualità personali, tutti i nostri interessi e tutte le nostre competenze insieme ha una buona dose di determinazione. Vede le difficoltà se prese nel modo giusto ci forgiano! Penso che lei sappia bene che la vita è fatta anche di queste e spesso le diamo una un accezione negativa ma per me non ce l’hanno realmente.
Se ci pensa una vita in cui tutto ci è dovuto e dato pronto non solo non esiste ma non ci rende più felici, non ci farà maturare, non ci renderà orgogliosi di noi stessi e non ci farà comprendere il valore delle cose.
Il diritto al lavoro è tutelato su carta dalla Costituzione. Il futuro ci appare grigio (non a me almeno per ora) ed incerto. Ma voi non potete battagliare al nostro posto, almeno no senza di noi. Noi con voi o senza di voi dobbiamo affrontare la vita e non arrenderci agli ostacoli che ci pone. Diventeremo veri uomini e vere donne solo quando cercheremo delle soluzioni per risolverli e non ci stancheremo di combattere per ottenere una vita dignitosa. Non stancarci di mai mandare curricula, di sostenere colloqui, di informarci sui vari siti su come affrontare i colloqui (una cosa molto importante è il lavorare su noi stessi, sulla nostra persona: autostima, determinazione, relazioni sociali e la maggior parte della gente nemmeno ci pensa…), sviluppare delle idee per risolvere i problemi, avvolte si hanno delle qualità e non le si sanno fruttare, perché da queste spesso possono nascere grandi idee e da queste idee delle possibilità alternative.
MAI uno dovrebbe arrendersi alla disperazione anche quando è tanta e soprattutto non dovrebbe mai sentirsi solo.
Sembra esserci anche il morbo della lamentela. Le persone anziché unirsi per risolvere i problemi (e in questo caso saremo davvero una forza) o cercare di risolverli si lamenta e finisce li.
Capita che molti si lamentano dei problemi, se stanca di sentirli gli esponi, no d’improvviso non esistono più! Finita a e varcata la soglia della porta, magicamente ricompaiono. Non so perché siamo così. Le ribadisco che se non ci arrendiamo possiamo sempre avere delle possibilità! Se ci arrendiamo no!!! E le cose possono cambiare solo formandoci una cultura salda su tutto, hobby e passioni comprese cambiando prospettiva. Le cose cambiano se riusciamo a far forza l’uno con l’altro, se invece che essere invidiosi riusciamo a trarne esempio, troviamo il coraggio di metterci in gioco, cadere e rialzarci agendo sempre in piena onestà.
Questo è un popolo forte, penso che se riusciamo a fare ciò e a cambiare mentalità noi per primi, anche al governo inevitabilmente le cose cambiano. E se le cose non cambiassero in meglio (cosa che non credo) di certo sarà migliorato il nostro modo di far fronte ai problemi.”
Alida S.
