domenica 27 settembre 2026

LA LETTERA

pubblicata il 04 maggio 2014

Economia, lavoro e politica: tre linee parallele

Ho vissuto gli ultimi 3 anni all’estero in un paese dai costumi sociali totalmente differenti da quelli italiani. Rientrato in Italia assisto inerme alle trasmissioni di “confronto” politico, di cui da ultimo “Quinta Colonna” del 28 aprile 2014. Orbene non comprendo la scandalosa dialettica dei nostri politici che fanno dell’aggressione verbale la regola . gente di destra e di sinistra che si accanisce a difendere la propria posizione indifendibile. Gente che continua a dire “quando voi eravate al Governo”, mentre per strada l’Italia piange miseria reale. Allora mi chiedo a cosa serve l’aggressione verbale degli antagonisti politici, e pensandoci intensamente, le strade sono solo due. O questa gente intavola un teatrino di aggressività alla Sgarbi per distrarre la gente comune da ciò che avviene nel mondo reale, e nel mondo reale le file di disoccupati si ingrossano ogni giorno. Oppure l’aggressione è l’unico strumento nelle loro mani per conservare le posizioni di privilegio sociale ed economico (indebitamente) acquisite. E allora in questo secondo caso viene da chiedersi se la stessa aggressività la sfogano con il popolo, quindi si spiegherebbe l’impoverimento dell’ Italia e l’arricchimento personale degli aggressivi di turno.
Mettiamoci nei panni di un osservatore esterno. Si assiste ad un tutti contro tutti : Grillo contro Napolitano Berlusconi contro la magistratura, Renzi a combattere le diatribe interne al suo partito. Cartelli in parlamento, questori impegnati a stracciare striscioni e gente comune impegnata a cercare lavoro ogni giorno per avvicinarsi ad un tenore di vita nei limiti della decenza. Vi pare una situazione sostenibile? Qualche giorno fa ho avuto il piacere di contattare il presidente di una associazione di categoria, il quale mi diceva che l’unico strumento per farsi notare oggi sulla scena politica è fare baccano, per resto è tutto un armiamoci e partite. I politici italiani capiscono che il distacco con la società reale è un abisso ormai incolmabile? La società italiana è sottoposta a tensioni fortissime: da un lato chi si è arricchito tira la fune per consolidare le posizioni acquisite, dall’altro lato la fune è tirata da chi quelle posizioni assolutamente non le ha acquisite e vorrebbe farlo! La corda si spezzerà! Chi ne pagherà le conseguenze? La gente comune, come sempre. Chi ha conservato capitali all’estero ha una sua tranquillità di base e vi assicuro che ho visto montagne di capitali liquidi prendere il volo dall’Italia. La gente comune attende il miracolo da venti anni, qualcuno che cambi davvero le cose con decisionismo rapido e semplice. Le soluzioni per uscire dall’oscurantismo attuale ci sono; il problema vero è che non esistono le persone in grado di prendere quelle decisioni perché richiedono grandi assunzioni di responsabilità e i nostri decisionisti professionisti sono troppo occupati a cercare soluzioni di compromesso e mediazioni impossibili negli oscuri meandri delle istanze di una miriade di “parti sociali”interne ed esterne alle loro “organizzazioni”. In questo mare nero sguazzano i populisti, la storia recente ne ha partoriti fin troppi e per fortuna non aggressivi, altrimenti sarebbe già scattata la guerra civile. Fanno baccano, poi entrano nel sistema e ci sguazzano anche loro a consolidare posizioni personali. Aspettiamo ancora il miracolo. Oggi si chiama Renzi. Tutti sappiamo come andrà a finire, un altro politico immolato sull’altare del compromesso che tuttavia consoliderà una sua posizione personale a scapito del povero cristo che un lavoro non ce l’avrà mai più , e tutto senza avere mai lavorato seriamente (come lavoratore vero) , nemmeno un giorno della sua vita. Politici professionisti. Alterniamoci. Renzi Monti Berlusca Napolitano D’Alema & C. vadano a fare gli operai per un anno soltanto. E gli operai vadano a governare. Non potranno fare più danni di quelli già fatti dai professionisti della politica, sono sicuro. Anzi un po’ di pragmatismo in più proprio non guasta.
Luigi  D.
 
Risponde Jobob (Redazione di Lavoratorio.it):
“Caro Luigi, intanto la ringraziamo per la sua lunga riflessione, quasi un editoriale a dire il vero. Ci sono molte cose che condividiamo, altre meno. Condividiamo sicuramente l'opinione sulla totale inadeguatezza della politica: le soluzioni per uscire dalla pesante situazione in cui ci troviamo ci sarebbero, ma come dice lei mancano le persone in grado di prendere decisioni, perché richiedono assunzioni di responsabilità di cui nessuno, al momento. è capace.
Ma quando lei afferma che la gente comune attende il miracolo da venti anni, non proviamo la sua stessa benevolenza verso questo atteggiamento. Noi per primi abbiamo fatto mea culpa negli ultimi tempi: troppo spesso abbiamo sorvolato su questo sconsiderato atteggiamento. Non è possibile pensare che per cambiare lo status quo debba sempre avvenire un miracolo! E' lo stesso atteggiamento negativo e autolesionista di chi, disoccupato, si ostina a pretendere che qualcuno gli debba “dare un lavoro”. Finché ragioniamo in questo modo ha ragione sicuramente lei: politica, economia e lavoro non s'incontreranno mai. Perché al di là di qualsiasi oggettiva difficoltà, siamo solo noi gli artefici del nostro futuro, della nostra storia: siamo noi la politica e l'economia, il lavoro che devono farsi “Nazione” e finalmente contare qualcosa in questo dannato paese. Bisognerà attendere che accada qualcosa di davvero grave perché questo si realizzi? Dovrà palesarsi l'uomo forte di turno? Noi ci auguriamo di no e intanto continuiamo sostenere le battaglie di chi già da tempo si è rimboccato le maniche (cliccare QUI per leggere l'ultimo appello degli over 40 e 50 senza lavoro)."

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