mercoledì 17 giugno 2026

Perché il pubblico è indotto ad odiare la pubblicità su internet?

di Roberto Marabini - Pubblicato il 05 ottobre 2010

Nulla di personale. Odio i siti che celano, dietro annunci di lavoro, i maledetti banner che si aprono a insaputa dell'utilizzatore.  Mi/vi domando: con un sito enorme che avete non basta mettere link e pubblicizzare kissakkì e kissakosa? Forse è anche meglio perché la visibilità è costante anziché quando io clicco sul link "login" e di colpo si apre un sito che pubblicizza questo o quello. Io non visiterò questo vs sito solo per questo.  Per voi sarà una cosa furba e geniale ma mi permetto di odiare questo modo di fare. Io se avessi un sito metterei tutto al posto giusto con estrema chiarezza e lasciare al cliente la scelta di cliccare qua o là. Conosco bene la scelta dei link nascosti ma per quel che mi riguarda è una cosa di pessimo gusto.
Stefano Termini
La risposta di Roberto Marabini, direttore di Lavoratorio.it:
"La mail di Stefano ci permette di riproporre e circostanziare alcune riflessioni già affrontate diverse volte anche in passato. In particolare, invito i lettori infastiditi dalla pubblicità presente su Lavoratorio.it a leggere il botto pubblicato nel gennaio scorso dal titolo "Le false promesse del tutto, gratis e subito" (per leggere l'articolo ed i commenti, cliccare QUI). Devo anche dare atto a Stefano di essersi scagliato contro una sola delle tante forme pubblicitarie che dilagano sul web, diversamente da molti internauti che odiano invece la pubblicità a trecentosessanta gradi.
 
Rispetto a quanto già tentato di spiegare in passato, mi permetto di aggiungere solamente alcuni numeri che, spero, possano portare a riconsiderare giudizi e pregiudizi sulla funzione e le forme della pubblicità in internet. Saremmo ben felici di poter limitare i contenuti pubblicitari del nostro sito, se la redditività italiana di internet fosse a livelli degli altri paesi occidentali. Pare che negli Stati Uniti il parametro normale di valutazione sia assestato tra i dieci e i venti dollari cpm: ovvero, l'editore riesce a incassare dieci/venti dollari ogni mille pagine visualizzate dai suoi utenti. In Italia, questo parametro è molto più basso: gli editori particolarmente capaci riescono a guadagnare un massimo di due euro ogni mille pagine.  Gli utenti di Lavoratorio.it visualizzano circa 4milioni di pagine ogni mese.  Quindi, i ricavi del nostro sito arrivano a fatica gli 8mila euro mensili. Con questi 8mila euro dobbiamo pagare tutti i nostri costi: hardware, software, collegamenti e la collaborazione a tempo pieno di almeno cinque persone. Il tutto, nel  tentativo di offrire un servizio completamente GRATUITO ai nostri utenti.
 
Certamente, il giorno che la redditività italiana di internet si elevasse un pochino, potremo anche diminuire la pressione pubblicitaria. Il percorso sarà però molto lungo e tortuoso: la fetta maggiore dei budget pubblicitari, dalle nostre parti, se la divorano ancora le televisioni e (udite, udite...) la carta stampata.  Troppo facile ricordare che sia le televisioni che la carta stampata, oltretutto, erogano solamente servizi a pagamento.  Dovrei anche arrabbiarmi nel considerare come questi servizi, spesso, si rivelano tutt'altro che indipendenti da pressioni politiche ed economiche: in altre parole, gli utenti pagano per avere servizi... sponsorizzati dall'azienda o dal politico di turno.
 
Dunque, non è poi così difficile capire perché esistono pressioni subliminali potentissime che portano ad odiare la pubblicità su internet: cosa succederebbe il giorno che gli internauti ragionassero davvero con la propria testa e capissero che è molto meglio usufruire di servizi gratuiti e indipendenti, piuttosto che l'informazione televisiva e cartacea addomesticata e a pagamento?

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