Ogni giorno circa un migliaio di nuovi utenti si iscrivono a Lavoratorio.it ed un centinaio chiedono la cancellazione. Di questi, quasi la metà indica il motivo della cancellazione con "Ho trovato lavoro". Un altro trenta per cento specifica, invece, "Troppa pubblicità".
Ieri un lettore, senza peraltro chiedere la cencellazione, ha inviato questo messaggio: "Mi fa ridere pensare che in un sito dove una persona CERCA lavoro x guadagnare qualcosina e mantenersi VOI pubblichiate annunci su vetture da ACQUISTARE e ne MANDIATE i link via mail... Devo dedurre che forse state mancando leggermente di serietà ed etica professionale. Emanuele."
Anzitutto ringrazio per il tono garbato della mail. Purtroppo, non è cosa di tutti i giorni: in Italia, e soprattutto in internet, sembra che le persone possano reclamare solamente diritti e che questi diritti possano giustificare la maleducazione, l'aggressività e la violenza. Rinunciando a qualunque forma di confronto.
Comprendo perfettamente la perplessità di Emanuele rispetto al nostro invio di comunicazioni commeciali, perché anche questo atteggiamento è parte integrante di un pensiero generalizzato quanto utopistico, e a mio avviso pericoloso: la filosofia del "Tutto, gratis e subito!".
In questa orgia di sogni e approfittamenti, spero sia ancora comprensibile il principio che nessuno può, ha mai potuto, né potrà mai offrire servizi gratuiti, senza riuscire in qualche modo a pareggiare almeno i costi del servizio offerto. Le generazioni precedenti alla nostra avevano ben presente questo concetto: se qualcosa si presentava come gratuito, ai loro occhi era poco affidabile, o comunque di scarsa qualità.
Invece, l'obiettivo di Lavoratorio.it è proprio quello di continuare non soltanto ad offrire un servizio gratuito ai propri lettori, ma anche di offrire contenuti di qualità. Questo è un costo ulteriore: il costo di una redazione seria e professionale e che sappia rinunciare alla pletora di succulenti inserzionisti di annunci di lavoro poco seri e truffaldini.
Comprendo perfettamente la perplessità di Emanuele rispetto al nostro invio di comunicazioni commeciali, perché anche questo atteggiamento è parte integrante di un pensiero generalizzato quanto utopistico, e a mio avviso pericoloso: la filosofia del "Tutto, gratis e subito!".
In questa orgia di sogni e approfittamenti, spero sia ancora comprensibile il principio che nessuno può, ha mai potuto, né potrà mai offrire servizi gratuiti, senza riuscire in qualche modo a pareggiare almeno i costi del servizio offerto. Le generazioni precedenti alla nostra avevano ben presente questo concetto: se qualcosa si presentava come gratuito, ai loro occhi era poco affidabile, o comunque di scarsa qualità.
Invece, l'obiettivo di Lavoratorio.it è proprio quello di continuare non soltanto ad offrire un servizio gratuito ai propri lettori, ma anche di offrire contenuti di qualità. Questo è un costo ulteriore: il costo di una redazione seria e professionale e che sappia rinunciare alla pletora di succulenti inserzionisti di annunci di lavoro poco seri e truffaldini.
Credo che i lettori di Lavoratorio.it abbiano idea del pessimo livello degli annunci di lavoro in Italia e probabilmente possono immaginare che gli inserzionisti più ricchi, o comunque quelli disposti a pagare di più per la pubblicazione di un annuncio, sono spesso quelli meno raccomandabili.
Per garantire tutto questo, o almeno per cominciare a farlo, Lavoratorio.it propone ai suoi lettori, né più né meno, quello che hanno sempre dovuto fare gli editori, anche quelli "grandi" e a pagamento: la presenza della pubblicità. Il costo di un giornale o di un abbonamento televisivo non sono mai stati sufficienti, da soli, a coprire i costi del servizio offerto. Ed ecco la necessità delle comunicazioni commerciali: se qualcuno oggi ha comprato un quotidiano, avrà notato che, anche in tempo di crisi, un buon venti per cento delle pagine è "occupato" dalla pubblicità.
Lavoratorio.it non chiede né un prezzo di copertina, né un abbonamento. Chiede esplicitamente, fin dal momento dell'iscrizione ed in maniera evidente (non lo scriviamo soltanto nelle piccole note della privacy, ma in neretto e sullo stesso modulo di adesione...) la "disponibilità a ricevere comunicazioni commerciali".
Invito da sempre a diffidare dalle ideologie del "Tutto, gratis e subito!" che si sono diffuse soprattutto attraverso internet. Perché nella migliore delle ipotesi nascondono un'overdose di ingenuità, se non addirittura progetti pianificati di tossicodipendenza. Ricordiamo quando, una decina di anni fa, ci hanno proposto internet gratis? Ci siamo tutti abbonati ad un servizio scadente e di una lentezza inaccettabile. Quanto è bastato per creare una nuova dipendenza e rifilarci un paio d'anni dopo la cosiddetta banda larga, che larga non è, ma ci costa almeno venti euro al mese.
Dunque, quello che chiediamo ai nostri lettori è di accettare anche le comunicazioni commerciali, non più di tre o quattro al mese. Magari voltando pagina senza nemmeno leggerle: cestinare una mail è meno faticoso che girare la pagina di un giornale o cambiare canale di fronte al televisore.
Un'ultima considerazione, per rispondere se e quanto possa essere etico proporre prodotti da acquistare a chi "cerca lavoro per guadagnare qualcosina". Anzitutto, senza le comunicazioni necessariamente commerciali (che, lo ribadisco, NON sono legate alle nostre inserzioni di lavoro: un'ulteriore garanzia di serietà e affidabilità...) non potremmo esistere ed aiutare chi cerca un lavoro. Devo però sfatare anche un altro luogo comune: gli iscritti ad un sito di lavoro sono solamente in minima parte disoccupati. Le indagini condotte dall'istituto di ricerca europeo Net Observer hanno dimostrato che oltre il settanta per cento degli utenti dei siti di questo settore non solo ha un lavoro, ma ne è pure soddisfatto.
Non è un caso e nemmeno un controsenso. Proprio chi è abituato a non rinchiudersi nella propria quotidianità, chi tiene sempre gli occhi e la mente aperta sul mondo, riesce a trarre le migliori soddisfazioni dalla propra esistenza, non soltanto quella professionale. Chi invece preferisce chiudersi e farsi condizionare dalle illusioni di massa, dalle ideologie e dalle utopie più perverse, è altrettanto ovvio che trovi maggiori difficoltà e frustrazioni.
Per garantire tutto questo, o almeno per cominciare a farlo, Lavoratorio.it propone ai suoi lettori, né più né meno, quello che hanno sempre dovuto fare gli editori, anche quelli "grandi" e a pagamento: la presenza della pubblicità. Il costo di un giornale o di un abbonamento televisivo non sono mai stati sufficienti, da soli, a coprire i costi del servizio offerto. Ed ecco la necessità delle comunicazioni commerciali: se qualcuno oggi ha comprato un quotidiano, avrà notato che, anche in tempo di crisi, un buon venti per cento delle pagine è "occupato" dalla pubblicità.
Lavoratorio.it non chiede né un prezzo di copertina, né un abbonamento. Chiede esplicitamente, fin dal momento dell'iscrizione ed in maniera evidente (non lo scriviamo soltanto nelle piccole note della privacy, ma in neretto e sullo stesso modulo di adesione...) la "disponibilità a ricevere comunicazioni commerciali".
Invito da sempre a diffidare dalle ideologie del "Tutto, gratis e subito!" che si sono diffuse soprattutto attraverso internet. Perché nella migliore delle ipotesi nascondono un'overdose di ingenuità, se non addirittura progetti pianificati di tossicodipendenza. Ricordiamo quando, una decina di anni fa, ci hanno proposto internet gratis? Ci siamo tutti abbonati ad un servizio scadente e di una lentezza inaccettabile. Quanto è bastato per creare una nuova dipendenza e rifilarci un paio d'anni dopo la cosiddetta banda larga, che larga non è, ma ci costa almeno venti euro al mese.
Dunque, quello che chiediamo ai nostri lettori è di accettare anche le comunicazioni commerciali, non più di tre o quattro al mese. Magari voltando pagina senza nemmeno leggerle: cestinare una mail è meno faticoso che girare la pagina di un giornale o cambiare canale di fronte al televisore.
Un'ultima considerazione, per rispondere se e quanto possa essere etico proporre prodotti da acquistare a chi "cerca lavoro per guadagnare qualcosina". Anzitutto, senza le comunicazioni necessariamente commerciali (che, lo ribadisco, NON sono legate alle nostre inserzioni di lavoro: un'ulteriore garanzia di serietà e affidabilità...) non potremmo esistere ed aiutare chi cerca un lavoro. Devo però sfatare anche un altro luogo comune: gli iscritti ad un sito di lavoro sono solamente in minima parte disoccupati. Le indagini condotte dall'istituto di ricerca europeo Net Observer hanno dimostrato che oltre il settanta per cento degli utenti dei siti di questo settore non solo ha un lavoro, ma ne è pure soddisfatto.
Non è un caso e nemmeno un controsenso. Proprio chi è abituato a non rinchiudersi nella propria quotidianità, chi tiene sempre gli occhi e la mente aperta sul mondo, riesce a trarre le migliori soddisfazioni dalla propra esistenza, non soltanto quella professionale. Chi invece preferisce chiudersi e farsi condizionare dalle illusioni di massa, dalle ideologie e dalle utopie più perverse, è altrettanto ovvio che trovi maggiori difficoltà e frustrazioni.
