giovedì 06 agosto 2026

Over 40, solo vuoti a perdere?

di Andrea Monaci - Pubblicato il 29 maggio 2015

Sabato 23 maggio 2015 ho partecipato da moderatore ad un convegno dal titolo “Perdere il lavoro dopo i 40 anni: quali prospettive?”, promosso dall'Associazione Lavoro Over-40, realtà che da anni si occupa di sostenere chi ha perso il lavoro non essendo più giovane. L'evento era ospitato dal Comune di Varedo, cittadina della Brianza (che fu) delle mille imprese artigiane e familiari, oggi purtroppo “sacrario” della devastazione compiuta dalla crisi economica mondiale anche nel cuore produttivo del nostro paese.

Qui il lavoro non c'è più: in un territorio dove la disoccupazione è sempre stata attorno al dato fisiologico, negli ultimi 7 anni i senza lavoro sono cresciuti del 200%, soprattutto in alcune fasce di età tra cui appunto quella che va dai 45 ai 55 anni. Ex lavoratori spesso molto qualificati, professionalità che invecchiano e si perdono nel girone dantesco della disoccupazione di lungo corso.

Sabato in platea ci sono una trentina di persone, “troppo pochi se penso alla vastità del problema” ha notato in apertura di lavori il giovane Assessore al Lavoro e Servizi Sociali della Città di Varedo, Matteo Figini.

Alcune sono facce note, soci di Lavoro Over-40 che si battono quotidianamente per sostenere le tante battaglie portate avanti dall'associazione guidata da Giuseppe Zaffarano. Altre sono facce nuove ai più. Facce desolate e segnate dalle preoccupazioni, i cui lineamenti si tendono ulteriormente nell'ascoltare le drammatiche video testimonianze raccolte dall'Associazione per descrivere la situazione dei disoccupati in età matura in Italia.

Molti scuotono amaramente il capo anche mentre il professor Diego Coletto, del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell'Università di Milano Bicocca, snocciola i dati di un'accurata ricerca riguardante l'attività dei Centri per l'Impiego in Lombardia. Ne esce un quadro non negativo, anzi: in oltre il 40% dei casi l'attività dei centri pubblici è (era, la ricerca risale ad un paio di anni fa) giudicata positivamente. La percezione è ancora questa, oggi, si chiede lo stesso autore?

E' chiaro che oggi, maggio 2015, la pecezione non sia questa e che le aspettative degli over 40-50-60 senza lavoro in questi anni siano state costantemente deluse. Anche il settore dell'intermediazione privata, identificato dai più con le agenzie per il lavoro, è sotto accusa. Sotto accusa perché non sa comunicare bene, perché le aspettative sono certo troppo alte. “Nessuno potrà trovarvi mai un lavoro, il lavoro dovete trovarlo voi”, si sente dire in sala: un'affermazione che ricorda il tema di un video diffuso da Lavoratorio.it in tempi non sospetti, quando ancora sembrava intravedersi la fine del tunnel della crisi.

Molti dimenticano, poi, che i clienti di queste realtà sono le aziende, non i lavoratori, come ricordato da Alessandra Giordano, Direttore Delivery di Intoo, società di ricollocazione professionale di Gi Group. Giordano ha insistito sulle enormi opportunità offerte da un reale dialogo tra intermediari e lavoratori maturi e specializzati, in particolare nel contesto dei percorsi di reinserimento al lavoro finanziati con i nuovi strumenti regionali (Dote Unica e contratto di ricollocazione).

Il dialogo, è proprio questo il grande assente per i disoccupati maturi. Si sentono come vuoti a perdere, abbandonati dalle aziende troppo presto per accedere alla pensione, giudicati “troppo vecchi per lavorare”, abbandonati anche dallo Stato che si limita a certificare la loro disoccupazione e a sostenere il reddito per un tempo ormai troppo breve. Ecco perché resta centrale la battaglia contro le discriminazioni, a partire dagli annunci di lavoro, perché si arrivi ad una nuova percezione del lavoratore maturo: non un elemento di rigidità nel mercato del lavoro, ma una risorsa inestimabile per le qualità professionali ed umane che con l'età devono poter crescere. Ecco perché dobbiamo continuare a parlare della lotta quotidiana per la visibilità dei candidati in età matura: risorse di qualità, disposte a riqualificarsi e a rimettersi in gioco, le facce viste a Varedo, segnate ma vive.

C'è un disperato bisogno di ascolto e dall'ascolto nascono progetti importanti, come quello illustrato in chiusura di lavori da Adriano Pettenon e Marita Scurani. Parlo del progetto MIND: una rete di cooperative per far tornare a lavorare fior di professionalità qualificate, espulse dal mondo del lavoro a causa dell'implosione del sistema brianzolo e ora impegnate, con base a Desio, a ricostruire una rete collaborativa che produce servizi innovativi e richiesti dal mercato. Sono queste le nuove forme di lavoro che devono far ben sperare gli over 40 disoccupati ed il messaggio è chiaro: per vincere le battaglie bisogna restare uniti, alzare la voce se necessario e ottenere visibilità, dialogare.

Andrea Monaci

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