Immaginavo che qualcuno se lo sarebbe chiesto. Anzi, ce lo avrebbe chiesto. Lavoratorio.it critica le “Inserzioni imperfette” attraverso documenti e video. Ma anche una parte degli annunci pubblicati sul nostro sito fa un po’ schifo. Come mai?
Testualmente, ecco le osservazioni inviate da Francesco C.: “Gli annunci che serenamente pubblicate su Lavoratorio.it non contengono assolutamente una job description seria, non danno riferimenti orientativi sulla attività e troppo spesso nemmeno sulla identità del proponente, non offrono riferimenti circa il compenso offerto a fronte del lavoro richiesto. Queste caratteristiche, secondo i vostri condivisi consigli, dovrebbero bastare da sole a squalificare del tutto l'offerta. E' talmente stridente il contrasto che emerge ai miei occhi che non ho potuto fare a meno di scrivervi.”
Anzitutto, pare necessaria una precisazione: non siamo noi gli autori delle inserzioni. I testi degli annunci sono realizzati dalle aziende e dalle agenzie. Non possiamo e non vogliamo cambiare una virgola. Possiamo solamente pubblicare o non pubblicare.
Quando decidiamo di non pubblicare? E’ abbastanza facile verificare che su Lavoratorio.it non vengono pubblicati annunci illegali, cioè che non rispettano i requisiti previsti dalla legge. Il terzo video dedicato alle “Inserzioni imperfette” spiega quali sono questi requisiti e come riconoscere le inserzioni illegali. Non siamo l’unico sito che rifiuta di pubblicare gli annunci illegali, ma questa nostra scelta (perché si tratta di una scelta: nessuna autorità interviene contro i siti che non rispettano la legge) dovrebbe permettere a chi cerca lavoro di tenersi lontano dalla maggior parte del ciarpame che affolla oggi internet.
Su Lavoratorio.it non vengono pubblicate nemmeno quelle che abbiamo definito le “Inserzioni pericolose”, cioé che presentano una altissima probabilità di rivelarsi dannose per i lavoratori più ingenui e disattenti. Abbiamo presentato queste trappole nel quinto capitolo del nostro ebook. Ne parleremo anche nei video che saranno online nelle prossime settimane. Non è la legge che definisce quali sono le inserzioni “pericolose”: si tratta di criteri individuati dalla nostra redazione. Siamo noi che liberamente decidiamo di non pubblicare questi annunci.
Una volta che ci siamo liberati dalle inserzioni illegali e da quelle pericolose (a qualcuno pare poco?) possiamo finalmente dedicarci a tutti gli altri annunci. La perplessità di Francesco riguarda la scelta di pubblicare, comunque, inserzioni che non presentano adeguatamente l’azienda e nemmeno l’ombra di una job description, cioè della concreta attività che dovrà essere svolta. In pratica, perché Lavoratorio.it non pubblica solamente “inserzioni perfette”?
Una prima risposta in due righe:
- finiremmo per pubblicare ben poco
- toglieremmo ai nostri utenti la possibilità di confrontarsi con annunci che, per quanto realizzati in modo penoso, offrono comunque vere, a volte ottime, opportunità di lavoro.
- finiremmo per pubblicare ben poco
- toglieremmo ai nostri utenti la possibilità di confrontarsi con annunci che, per quanto realizzati in modo penoso, offrono comunque vere, a volte ottime, opportunità di lavoro.
Vorrei però essere anche più chiaro e articolato. Appare evidente che il problema della qualità delle inserzioni in Italia è soprattutto culturale. Cioè, non esiste una “cultura” delle inserzioni. Non mi riferisco a questioni difficili o cavillose. In tutti gli altri Paesi occidentali questa cultura esiste ed è ben diffusa anche a livello popolare: in Inghilterra o in Danimarca, nessun operaio o impiegato rispoderebbe ad un annuncio di lavoro dove non fosse specificata la retribuzione proposta!
Se Lavoratorio.it fosse un sito internet elitario, che si limitasse a pubblicare solamente “inserzioni perfette”, si ritroverebbe qualche decina di annunci e poche centinaia di utenti. Non avrebbe nessun impatto sul mercato, non potrebbe mai contribuire al cambiamento nella mentalità degli inserzionisti, cioè delle aziende e delle agenzie. Sarebbe chiuso su sé stesso e probabilmente morirebbe in pochi mesi.
Il nostro progetto, invece, si è posto su di un piano completamente diverso. Come è possibile cambiare la testa di inserzionisti arroganti e ignoranti? Qualcuno crede che la signorina dell’agenzia , o il responsabile delle risorse umane, che continuano a comportarsi come i caporali del primo Novecento, siano lì ad aspettare Lavoratorio che li convinca: “Nell’inserzione devi indicare il livello contattuale, lo stipendio e i benefit!”?
Il cambiamento, a nostro avviso, può avvenire solamente attraverso una crescita culturale di tutto il nostro mercato del lavoro. Anzitutto, attraverso la presa di coscienza dei candidati. Il nostro obiettivo è che i lavoratori imparino a scegliere le inserzioni ed a raccogliere le informazioni necessarie prima di rispondere ad un qualunque annuncio, che i candidati richiedano direttamente alle aziende ed alle agenzie più trasparenza, chiarezza e correttezza. Queste sono le regole di un vero mercato: se il consumatore è capace di riconoscere e di comprare solamente mele di qualità, il venditore sarà più attento alla qualità delle sue mele.
Certamente, sarebbe bello che anche i politici e gli amministratori promuovessero leggi migliori o semplicemente facessero rispettare le leggi esistenti. Ad ognuno il suo mestiere. A noi non interessa diventare politici, sottosegretari o assessori. Come detto, abbiamo molto altro, di concreto e di costruttivo, da fare.
