Da tempo volevo scrivervi in merito all'angoscioso problema del destino lavorativo degli over quaranta o cinquant'anni.
Nella mia attività professionale ho conosciuto parecchie persone diciamo pure ora di mezza età e vi posso garantire che dopo la moria di licenziamenti o fallimenti queste persone nella ricerca di un nuovo impiego non solo faticano, ma cominciano a rendersi conto dell'attuale situazione: per le agenzie di lavoro sono scarpe vecchie.
Eppure posso affermare che molti di essi hanno capacità ed esperienza lavorativa invidiabili, e si accontenterebbero di un compenso molto inferiore alla loro precedente occupazione.
Se è vero che tra una quindicina di anni, come dalle più aggiornate proiezioni,si andrà in pensione a sessantanove-settant'anni, spettano loro ancora minimo venti anni di lavoro.
Questo periodo lavorativo è di sicuro garanzia di crescita, sia per le aziende, se li impiegassero, sia per lo stato che risparmierebbe sugli amortizzatori sociali, sempre calcolati in base ad un reddito che si presume più alto per una persona di mezza età rispetto a quello di una persona giovane.
Non per ultimo teniamo conto che sono proprio quelle persone, padri o madri di famiglia a mantenere quei giovani che cercano lavoro, e non lo stato.
Per concludere proprio non capisco: una volta la persona anziana era tenuta da conto, sia per l'esperienza maturata sia come guida per le nuove leve, ora pare che per una strana moda l'aspetto più importante sia "lavorare in un contesto giovane e dinamico", a mio avviso parole vuote e piene nella forma e non nella sostanza.
Vogliamo veramente fare crescere questo piccolo paese? Allora bisogna tornare ad un modello "Rinascimentale" dell'Italia, in cui il garzone impara a bottega dal maestro il proprio lavoro.
Penso così che tutti ne potranno trarre giovamento. Guardare al passato è di certo il sistema più soddisfaciente per creare un nuovo modello interattivo del mondo del lavoro.
Propongo che gli annunci di lavoro vengano suddivisi in base a questa filosofia, che sia obbligatorio per gli inserzionisti aderire alle "pari opportunità" considerando anche l'età quale elemento non discriminante.
In alternativa non vorrei proprio vedere i cinquantenni o più entrare nelle categorie protette, perchè sembra sia già così, con l'uteriore penalizzazione che lo stato non riconosce la categoria.
Nella mia attività professionale ho conosciuto parecchie persone diciamo pure ora di mezza età e vi posso garantire che dopo la moria di licenziamenti o fallimenti queste persone nella ricerca di un nuovo impiego non solo faticano, ma cominciano a rendersi conto dell'attuale situazione: per le agenzie di lavoro sono scarpe vecchie.
Eppure posso affermare che molti di essi hanno capacità ed esperienza lavorativa invidiabili, e si accontenterebbero di un compenso molto inferiore alla loro precedente occupazione.
Se è vero che tra una quindicina di anni, come dalle più aggiornate proiezioni,si andrà in pensione a sessantanove-settant'anni, spettano loro ancora minimo venti anni di lavoro.
Questo periodo lavorativo è di sicuro garanzia di crescita, sia per le aziende, se li impiegassero, sia per lo stato che risparmierebbe sugli amortizzatori sociali, sempre calcolati in base ad un reddito che si presume più alto per una persona di mezza età rispetto a quello di una persona giovane.
Non per ultimo teniamo conto che sono proprio quelle persone, padri o madri di famiglia a mantenere quei giovani che cercano lavoro, e non lo stato.
Per concludere proprio non capisco: una volta la persona anziana era tenuta da conto, sia per l'esperienza maturata sia come guida per le nuove leve, ora pare che per una strana moda l'aspetto più importante sia "lavorare in un contesto giovane e dinamico", a mio avviso parole vuote e piene nella forma e non nella sostanza.
Vogliamo veramente fare crescere questo piccolo paese? Allora bisogna tornare ad un modello "Rinascimentale" dell'Italia, in cui il garzone impara a bottega dal maestro il proprio lavoro.
Penso così che tutti ne potranno trarre giovamento. Guardare al passato è di certo il sistema più soddisfaciente per creare un nuovo modello interattivo del mondo del lavoro.
Propongo che gli annunci di lavoro vengano suddivisi in base a questa filosofia, che sia obbligatorio per gli inserzionisti aderire alle "pari opportunità" considerando anche l'età quale elemento non discriminante.
In alternativa non vorrei proprio vedere i cinquantenni o più entrare nelle categorie protette, perchè sembra sia già così, con l'uteriore penalizzazione che lo stato non riconosce la categoria.
Marco Q.
La risposta della redazione di Lavoratorio.it:
"Buongiorno Marco, i temi legati alle difficoltà occupazionali dei lavoratori "over" trovano da sempre ampio spazio su Lavoratorio.it, attraverso la sezione documenti, ma anche (o soprattutto) lettere ed editoriali.
Lei suggerisce di rendere "obbligatorio" il criterio delle pari opportunità per quanto riguarda l'età. Se il suggerimento riguarda il semplice testo delle inserzioni, la legge già prevede questo obbligo. Lavoratorio.it ed i suoi inserzionisti lo rispettano. Altri... molto meno: la invitiamo a denunciare alle forze di Polizia gli inserzionisti, i siti ed i giornali che pubblicano inserzioni discriminanti.
Se invece il suo consiglio si riferisce ad una "obbligatorietà di assunzione" secondo il criterio delle pari opportunità, sinceramente ci pare una visone un po' utopica del problema. Anche se, nella sua semplicità, questa sua riflessione ci porrebbe di fronte ad un dilemma ben più profondo e devastante: la società del terzo millennio deve muoversi verso un consolidamento delle libertà e della democrazia, o deve tornare ai modelli autoritari e totalitari del primo Novecento?"
