Ho da poco sottoscritto un contratto di lavoro dipendente da 40 ore settimanali e a tempo indeterminato. Purtroppo lo stipendio non è dei migliori, motivo per cui devo lavorare anche nel fine settimana come barman in una discoteca.
Di recente mi è stato comunicato che avendo già un rapporto di lavoro che “consuma” tutte le ore di lavoro che un lavoratore può svolgere durante la settimana, non posso più lavorare nel fine settimana!
Insomma, mi rendo conto che risulta un po’ controcorrente rispetto a questa fase di mancanza totale di lavoro nel nostro paese, ma è possibile che la legge (d.lgs. n. 66 del 2003) ponga un limite legale alle ore di lavoro? Come posso fare ad affrontare le mie spese se non ce la faccio solo con il primo lavoro?
E' possibile che oltre ad avere difficoltà nella ricerca di un lavoro la legge debba porre dei limiti di questo genere a chi tra mille peripezie, clientelismi e politiche del lavoro fallimentari vuole semplicemente lavorare di più e solo ed esclusivamente contando sul sudore della propria fronte?
Di recente mi è stato comunicato che avendo già un rapporto di lavoro che “consuma” tutte le ore di lavoro che un lavoratore può svolgere durante la settimana, non posso più lavorare nel fine settimana!
Insomma, mi rendo conto che risulta un po’ controcorrente rispetto a questa fase di mancanza totale di lavoro nel nostro paese, ma è possibile che la legge (d.lgs. n. 66 del 2003) ponga un limite legale alle ore di lavoro? Come posso fare ad affrontare le mie spese se non ce la faccio solo con il primo lavoro?
E' possibile che oltre ad avere difficoltà nella ricerca di un lavoro la legge debba porre dei limiti di questo genere a chi tra mille peripezie, clientelismi e politiche del lavoro fallimentari vuole semplicemente lavorare di più e solo ed esclusivamente contando sul sudore della propria fronte?
Fabrizio A.
Risponde la redazione di Lavoratorio.it:
"Buongiorno Fabrizio, il limite indicato nella legge del 2003 riguarda il lavoro dipendente. E' un limite posto a tutela del lavoratore, in realtà molto elastico: dal conteggio, sono infatti escluse le ore di straordinario. Soprattutto, per quanto la riguarda, questo limite riguarda il lavoro DIPENDENTE, cioé attraverso una assunzione che la pone alle DIPENDENZE del datore di lavoro. In pratica, è possibile essere DIPENDENTE di due contratti part-time con diverse aziende, dove l'orario complessivo previsto (esclusi straordinari) non superi le quaranta ore settimanali.
Sinceramente, però, riteniamo che la sua attività presso la discoteca difficilmente possa essere inquadrata come lavoro DIPENDENTE. Già sarebbe un successo fiscale (per lo Stato, non per lei né per la discoteca) se lei fosse inquadrato in una qualsiasi maniera. Insomma, molto probabilmente in discoteca lei è chiamato a svolgere una PRESTAZIONE PROFESSIONALE, inquadrato con un contratto di COLLABORAZIONE PROFESSIONALE, oppure a PARTITA IVA: niente a che vedere con il lavoro dipendente!
Al di là delle pessimi abitudini delle aziende italiane (e dei lavoratori) di qualunque settore, la collaborazione professionale non ha nulla a che vedere con il concetto di LAVORO DIPENDENTE. Se il lavoratore svolge una collaborazione professionale è un lavoratore autonomo e non è un dipendente.
Dunque, caro Fabrizio, le sue preoccupazioni sono infondate. Lei può svolgere tutte le collaborazioni professionali che meglio ritiene, oltre alla sua attività di lavoratore dipendente. Ovviamente, non è possibile svolgere attività professionali che siano in concorrenza o incompatibli con l'attività da lavoratore dipendente. L'unica controindicazione rimane quella fiscale: il reddito da collaboratore professionale si somma a quello da lavoratore dipendente, e quindi la tassazione sarà probabilmente più elevata della ritenuta effettuata dall'azienda: a fine anno, dovrà pagare ulteriori tasse."
