mercoledì 17 giugno 2026

LA LETTERA

pubblicata il 03 febbraio 2012

Gentile Ministro, anche i lavoratori over 40 hanno diritti da difendere

Riceviamo e pubblichiamo la lettera ed il documento  inviati nei giorni scorsi all'attenzione del Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, da parte del Presidente dell'associazione Lavoro Over40, Giuseppe Zaffarano:
 
"Gentile Sig. Ministro
Le decisioni prese nell’ultima manovra economica hanno portato uno vero sconvolgimento nel mondo del lavoro e delle pensioni. Le prese di posizioni rigide e dure del Governo pur nella loro necessità d'adozione, hanno tenuto in poco conto le conseguenze sociali sulla popolazione di lavoratori Over 40, soprattutto per quelli che sono senza lavoro da molto tempo ed ai quali l’attuale crisi economica ha ulteriormente accentuato le difficoltà e la criticità sociale.
L’Associazione Lavoro Over 40 (www.lavoro-over40.it ) si batte da circa nove anni per convincere le istituzioni, i sindacati e le imprese ad affrontare con determinazione il tema del reinserimento lavorativo degli Over 40, con risultati che non ripagano gli sforzi fatti per sensibilizzare la classe politica ed imprenditoriale, spesso disattente al problema. Nel Nord Europa il problema è già da parecchi anni all'attenzione delle autorità ministeriali e si sono già intrapresi percorsi di soluzione.
Vorremmo evitare che in Italia il tema della disoccupazione in età matura diventasse un fenomeno di moda, cui rispondere con discorsi in parte condivisi o di circostanza: occorrono atti concreti proponendo e sviluppando soluzioni operative che scaturiscono dall'esperienza, per dare speranza a chi vive la logorante dimensione non lavorativa.
Nella recente manovra del Governo Monti non traspaiono evidenti interventi pensati per questa fascia di lavoratori maturi. Anzi sono addirittura relegati in secondo ordine confermando tra i cittadini interessati l'impressione di essere stati del tutto dimenticati, abbandonati al loro destino e vessati oltremisura, senza possibilità di difesa e della dovuta attenzione sociale: cittadini chiamati comunque al rispetto dei doveri civici, fiscali e di solidarietà come se avessero un normale lavoro.
Allego una nota sulla situazione, richiedendo formalmente un incontro di approfondimento nel quale illustrare in dettaglio le condizioni e le ragioni della protesta e perorare la causa di una parte rilevante di cittadini dotati di esperienza e competenza professionale e desiderosa di continuare a contribuire attivamente all'economia del Paese.
In tale attesa Le porgo i migliori saluti."
Giuseppe Zaffarano
Presidente Associazione Lavoro Over 40
www.lavoro-over40.it
presidente@lavoro-over40.it
 
ALLEGATO: Nota sullo stato dei Lavoratori Over 40
 
La criticità della manovra Salva Italia: effetti sui lavoratori Over40
La manovra governativa, toccando i punti concernenti, la modifica delle pensioni e l’incentivo all’occupazione giovanile, ha accentuato l’isolamento sociale dei lavoratori Over 40, soprattutto se questi si trovano nella sfortunata condizione di essere disoccupati e più ancora se si trovano vicini alla soglia della pensione. L’adozione delle misure è stata accolta come un violento schiaffo verso una categoria di lavoratori deboli, non rispettando minimamente le elevate responsabilità che essi hanno verso la famiglia (giovani figli e anziani a carico compresi) e verso la società (impegni economici).
Dispiace affermarlo, ma nonostante che il Governo si sia sforzato di presentare la manovra come fatta con particolare attenzione agli aspetti sociali, in realtà l’effetto ottenuto sui lavoratori over 40 jobless, ma non solo su loro, fa presupporre che il problema delle pensioni sia stato affrontato senza la consapevolezza (tanto sbandierata) delle conseguenze sociali, ma seguendo i canoni dettati dalle dottrine economiche maturate ed insegnate nel mondo universitario, dove i fenomeni economici sono studiati e le soluzioni sono proposte ed adottate sulla base dei benefici ottenuti solo in campo economico ma trascurando gli effetti sociali che ne derivano, considerandoli solo come effetti spuri e di poco rilievo.
 
Il tema delle pensioni e i lavoratori Over 40: le loro penalizzazioni
Il mondo delle pensioni fino ad oggi è sempre stato una selva di condizioni, lacci e lacciuoli che ne rendevano complessa l’applicazione. La svolta data dalla riforma messa in atto dalla manovra “salva Italia” ha cercato di rendere lineare ed omogeneo il trattamento, muovendosi e tenendo sotto controllo le nuove variabili di sistema, vale a dire l’aumento della speranza di vita, il contenimento economico della spesa pensionistica proiettata nel futuro, la necessità di mantenere il lavoro ad età più avanzate rispondendo anche ai condizionamenti costrittivi dell’Europa in tale direzione.
Purtroppo l’adozione delle misure ha creato una serie di problemi sociali molto forti soprattutto nelle condizioni marginali di chi era sul filo di lana per andare in pensione e procrastinando lo stillicidio di quella fascia di lavoratori Over 40 che si trova in condizione di disoccupazione con una grandissima difficoltà di reinserimento lavorativo. Le difficoltà toccate si possono evidenziare in questi punti:
1) Le donne hanno ricevuto il maggior danno vedendo passare repentinamente l’età pensionabile a 62 anni al 1/1/2012 per diventare 66 anni nel 2018 (al netto delle speranze di vita), dimezzando l’arco di tempo programmato fino al 2011. Nel pubblico impiego poi il passaggio repentino a 66 anni dal 2012 è stato molto dannoso.
2) Per gli uomini pur non essendosi modificato di molto l’età pensionabile di vecchiaia (da 65 anni è passata a 66 anni al 1/1/2012), sono stati di notevole impatto l’annullamento del principio della pensione di anzianità e lo spostamento repentino verso l’alto delle condizioni di pensionamento non adottando una politica di morbido adattamento alle future condizioni.
3) L’eliminazione del meccanismo delle quote, ponendo un limite minimo alle condizioni di pensione di 42 anni (al 1/1/2012) ha provocato nelle classi limite dei nati negli anni 1951 e 1952 un repentino balzo di 6 anni per il raggiungimento della soglia di quiescenza. Tale condizione, iniqua rispetto alle altre classi di età, è stata attenuata con “un aggiustamento in corso d’opera” che ha ridotto a 4 anni tale balzo, ma ha pur sempre creato un fortissimo disagio in coloro che ne sono stati toccati in quanto si sono visti allontanare la pensione quando questa era a portata di mano. Una grande beffa che poteva essere evitata (e lo potrebbe essere ancora) rendendo più morbido tale passaggio.
Se queste sono situazioni negative abbastanza evidenti ed individuabili, il cui scontato risvolto sociale non è stato tenuto sufficientemente in debito conto, esistono altre situazioni più subdole e meno appariscenti che riguardano gli Over 40 in difficoltà lavorativa.
Non parliamo di coloro che sono protetti dai sindacati attraverso l’adozione della cassa integrazione della mobilità e quindi accompagnati nel difficile percorso determinato dalla crisi attuale, ma di coloro che dopo i 40 anni per qualunque ragione sono rimasti al palo e senza lavoro, e che sperimentano una difficoltà, ma a volte l’impossibilità di reinserimento: Le ragioni sono diverse e sono riconducibili a stereotipi aziendali che rifiutano i lavoratori “anziani” (meglio dire lavoratori maturi) ma anche non applicazione delle norme (art. 54 e segg. della legge Biagi) o alla inefficacia degli stimoli economici (incentivi) alle aziende per la loro assunzione interpretati ed utilizzati solamente come risparmio aziendale temporaneo e non come strumento per la valorizzazione delle esperienze in azienda.
Tali persone sono costrette a lavorare in condizioni veramente precarie, al pari e forse più dei tanto sbandierati giovani, accettando spesso lavori non proprio consoni alla loro professionalità ed alla espressione della loro esperienza: L’accettazione di tali condizioni lavorative critiche sono frequentemente dettate dal sentire il peso della responsabilità nella conduzione della famiglia, quella stessa famiglia che consente ai giovani di sostenere la loro condizione di alta disoccupazione (in termini percentuali ma non in valore assoluto), e magari sostenere i genitori anziani che hanno necessità di particolari cure.
Pertanto a fronte di un positivo allungamento della vita fisica ed alla conseguente necessità di allungare anche la vita lavorativa al fine di evitare la crescita a dismisura della spesa pensionistica, si assiste alla paradossale situazione che il mondo del lavoro RIFIUTA in generale il reinserimento dei lavoratori Over40 con l’accentuazione del fenomeno per le età superiori ai 50 anni ed ancor più per i 60 anni. Se si analizzano i provvedimenti adottati in questi ultimi anni da alcune regioni e province per contrastare il fenomeno, sviluppando iniziative volte a recuperare questa fascia di età; ci si accorge che sono stati spesso inefficaci e vani e che dopo una parentesi applicativa il tutto è rientrato nel paradigma del rifiuto di questa classe di età. L’unico grande vantaggio l’hanno avuto le aziende che in regime di sussidiarietà hanno operativamente sviluppato i progetti.
Questo duplice contrastante valutazione, cioè aspetti di evoluzione demografica da un lato e tendenza a mantenere lo status quo da parte delle aziende dall’altro lato, accentua la criticità del fenomeno e dimostra ancor di più la paradossale situazione che le iniziative legislative di allungamento della vita lavorativa se non condotte con particolare attenzione agli effetti sociali e se non adottate con un’attenta gradualità, producono effetti positivi solo sulla carta. L’aumento dello “spread temporale” cioè il ritardare il momento di quiescenza, non fa altro che aumentare lo stillicidio che i lavoratori Over 40 (lavoratori maturi) jobless devono subire mantenendo le condizioni lavorative precarie ed alimentando il già elevato senso di frustrazione per non poter offrire al meglio la loro professionalità, ma soprattutto aumentando il grado di povertà attuale e futuro dopo la quiescenza.
 
Il tema dei giovani e i lavoratori Over 40: no allo scontro generazionale
Si sente parlare sempre più spesso della drammatica situazione della disoccupazione giovanile, che raggiunge cifre proibitive di circa il 27% (35% se si considerano anche gli “scoraggiati”) ed alla quale occorre trovare una soluzione.
Già dalla fine del 2010 il Presidente della Repubblica ha evidenziato il fenomeno della disoccupazione giovanile nel suo discorso alla nazione del 31 dicembre 2010, anche se probabilmente influenzato dagli accadimenti del dicembre 2010 a Roma a cui si doveva dare una risposta “politica” per dire che la nazione è sensibile alle manifestazioni di protesta dei giovani. A tale denuncia, drammaticamente ed indiscutibilmente reale, sono poi seguite, nel corso del 2011, altre denunce da parte di tutte le forze politiche parlamentari ed extraparlamentari e per finire anche dal Governo Monti, che ha ricordato in diverse occasioni la necessità di privilegiare tali classe di lavoratori. Anche nelle recenti decisioni sulle liberalizzazioni si è tracciata una corsia preferenziale per i giovani, concedendo loro la possibilità di creare aziende con 1 euro di capitale. Ciò dimostra la giusta e grande sensibilità al tema del futuro di questi cittadini e soprattutto che è necessario trovare risorse da dedicare alla soluzione di problemi sociali.
Senza nulla togliere a queste affermazioni ed alla presa di coscienza del loro peso e gravità, e quindi della necessità di porre rimedio, è necessario evidenziare alcune riflessioni che toccano da vicino anche altre fasce della popolazione lavorativa, come i lavoratori Over 40 espulsi dal mondo del lavoro: fenomeno presente da molti anni ed acuìto dalla attuale crisi economica. Essi meritano altrettanta e significativa attenzione in quanto la perdita di lavoro in età matura frena il sostegno ai giovani limitando le loro speranze nel futuro.
Con l’art. 2 del provvedimento Salva Italia (agevolazioni fiscali riferite al costo del lavoro nonché per giovani e donne), viene decretato un incentivo di 10.600 euro (15.200 euro per il Sud) per il 2012, da far valere sull’IRAP, confermando la accentuata tendenza del Governo a favorire la riduzione della disoccupazione giovanile. La chiara e netta presa di posizione che emerge esaspera anco più la tendenza ad emarginare sempre più la fascia lavorativa Over 40, che è colpita già pesantemente con i provvedimenti inerenti la pensione di cui si è parlato in precedenza.
Vogliamo ricordare che focalizzare l’attenzione solo sui giovani rischia di essere pura demagogìa perché ci si ferma ai dati percentuali del fenomeno, indubbiamente reali e drammatici. Se si ha il coraggio di approfondire l’analisi indagando sui valori assoluti del fenomeno (dati ISTAT), e cioè le teste di chi soffre il problema della disoccupazione, è facile verificare che la dimensione del fenomeno disoccupazione dei lavoratori maturi e degli scoraggiati over 40 è costantemente superiore a quella della classe dei giovani (classe15/24 anni), fino alla soglia dei 54 anni, con l'aggravante che gli Over 40 devono appunto sostenere i giovani e spesso gli anziani genitori.
L’enfatizzare quindi il problema dei giovani, la dimensione della disoccupazione, la preoccupazione per il loro futuro, il richiamo alla classe politica per ricercare soluzioni, sminuisce, anzi nasconde l’altrettanto grande problema: la mancanza di lavoro e di futuro per i lavoratori maturi over 40 che hanno avuto la sfortuna di essere espulsi per diverse ragioni dal mondo del lavoro e che il mondo del lavoro rifiuta di re-inserire.
La classe politica, le parti sociali e ancor di più il decreto Salva Italia, si sono dimenticati di questi lavoratori precari e/o disoccupati Over 40 (lavoratori maturi) che sono circa 1,5 milioni di persone in Italia nel 2010 (comprendendo gli “scoraggiati), con una crescita del fenomeno più alta della crescita della disoccupazione giovanile, ma con effetti molto più dirompenti rispetto ai giovani.
Se questi ultimi non hanno una prospettiva futura, i primi hanno un problema immediato e reale con ovvie e drammatiche conseguenze sul futuro non solo loro, ma di tutta la loro famiglia.
Infatti un lavoratore Over 40 che trova difficoltà nel reinserimento nel modo del lavoro, a causa di stereotipi legati alla età o per mancanza di incentivi all’assunzione (anche se ci sono e vengono spesso dimenticati, sia dalle istituzioni sia dalle aziende, che dagli intermediari), propaga gli effetti negativi oltre che a sé stessi, anche ai discendenti ed agli ascendenti.
Ai figli l’effetto negativo di traduce in un mancato sostegno alla continuazione degli studi o all’inizio dell’attività lavorativa ed in definitiva un freno alle loro speranze future.
A se stessi la problematica si manifesta nella difficoltà di sostegno della famiglia per superare la condizione di precarietà che vivono e nella difficoltà di mantenimento degli impegni economici assunti in precedenza come ad esempio il pagamento dei mutui.
Agli ascendenti l’effetto negativo comporta il mancato sostegno di cura alle persone anziane sia in termini di presenza personale, che economico (non si hanno più i mezzi per l’aiuto di una collaboratrice/tore familiare oppure i mezzi per l’acquisti di farmaci o altro necessario per la cura). Se poi ad essere colpito è il genere femminile o le coppie separate la cosa diventa ancora più grave.
In definitiva accentuando la attenzione SOLO alla disoccupazione giovanile e relegando ai margini l’attenzione al problema di reinserimento degli Over 40 nel mondo del lavoro o comunque non pensando ad una soluzione temporanea e/o definitiva, comporta effetti sociali ed economici ben più pesanti rispetto la mancanza di lavoro e di futuro per i giovani. Mentre per questi ultimi il problema è proiettato al futuro, anche se limitato alla singola persona, per gli Over 40 il problema è immediato e diffuso a tutto l’ambito familiare. Si può dire che per ogni disoccupato Over 40 le conseguenze si propagano ad almeno 3 o 4 persone della famiglia.
Questa considerazione non deve essere interpretata come una difesa di classe all’insegna di una lotta generazionale; al contrario è indice di una solidarietà intergenerazionale che si muove in modo bidirezionale: cosa possono dare i giovani agli anziani in termini di approccio alle nuove tecnologie ed idee e cosa possono dare gli anziani (meglio dire i lavoratori maturi) ai giovani in termini di esperienza. E' un tema che fra l’altro sarà oggetto dell’ anno europeo 2012 dedicato alla Active Ageing e alla solidarietà intergenerazionale.
 
L’auspicio
Questa presa di posizione è un grido di allarme per invitare la classe politica e di governo a meditare sulle scelte da fare, a non farsi condizionare dai problemi del momento ed a pensare ad una soluzione che possa soddisfare le aspettative dei cittadini. Sarebbe anche opportuno che questo “grido di dolore” non appariscente ma sotterraneo degli Over 40 venisse considerato in tutta la sua entità e gravità e valutato in misura identica alla considerazione e al peso che viene dato ai problemi dei giovani.
 
Cosa ci aspettiamo?
Le considerazioni fatte dovrebbero far riflettere maggiormente le forze politiche e chi ci governa sulla necessità di adottare misure di sostegno per la sfortunata categoria di lavoratori Over 40, bistrattata e dimenticata. Così come si è messa la giusta attenzione sulle problematiche della disoccupazione giovanile, altrettanto ci si aspetta per gli Over 40.
 
Ma come?
E’ assolutamente improrogabile una riforma del mercato del lavoro per sradicare l’attuale impostazione che risente di retaggi del passato, sia da parte dei sindacati che da parte delle aziende. Il tema è attualmente molto caldo ed il governo Monti si appresta ad affrontarlo.
In questo ambito occorre puntare gli occhi su alcuni aspetti determinanti che riguardano una diversa concezione del mondo del lavoro, in linea con le aspettative del mercato ma con l’attenzione alla difesa dei diritti dei lavoratori. In Europa si parla sempre più spesso, e da molti anni, di flexicurity, una modalità organizzativa che tende a conciliare le due opposte tendenze di attenzione al mercato ed ai lavoratori per trovare un punto di equilibrio. In Italia di flexicurity non se ne sente parlare oppure se ne sente parlare a sproposito, evidenziando i soli punti critici e negativi e mai i punti di possibile condivisione dai quali partire.
Si vuole che le istituzioni dedichino risorse al fine di “educare” il mondo del lavoro alla non discriminazione per età (e non solo), attivando le giuste misure sanzionatorie e di controllo come previsto dal DLGS 216/03.
Ci si aspetta che la lotta alla discriminazione non sia una sola facciata formale, ma sostanziale, invitando le aziende a fare scelte che valorizzino il Capitale Umano che le persone possono offrire, tenendo conto delle loro competenze formali, informali e non formali e non solo guardando le capacità professionali ed il risparmio economico.
Invitiamo ancora le Istituzioni a perseguire politiche attive in linea con le strategie europee in tema di non esclusione dal mondo del lavoro e alla partecipazione attiva dell’active ageing e della solidarietà internazionale, tema europeo dell’anno non solo per il 2012, ma per gli anni a venire.
Sul piano operativo sarebbe opportuno sperimentare anche in Italia le politiche attive adottate dai paesi del Nord Europa in tema di gestione dei lavoratori maturi ed anziani al fine di creare una transizione morbida al pensionamento e nel contempo creare le condizioni per un reale trasferimento delle competenze alle nuove generazioni.
In definitiva vorremmo proporre un incontro nel quale approfondire tutte queste tematiche al fine di prendere atto delle problematiche e quindi consentire ai decisori di predisporre un piano socialmente più equilibrato rispetto le drastiche decisioni adottate in questi ultimi mesi.
Nel rimanere in attesa porgiamo cordiali saluti
Dott. Giuseppe Zaffarano
Presidente Associazione Lavoro Over 40
presidente@lavoro-over40.it
www.lavoro-over40.it

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