Salve mi chiamo Manuel, sono un architetto di 37 anni che a seguito della chiusura dello studio nel quale lavorava sta cercando di ricollocarsi. Navigando tra i vari siti di annunci, più o meno istituzionali, ho spesso notato che taluni operano una discriminazione territoriale, preventiva in favore dell'inserzionista, atta ad escludere i candidati che non sono domiciliati nella stessa città/area da cui "proviene" l'annuncio di lavoro. Mi e vi chiedo quindi, tale "discriminazione" territoriale è lecita? o posso denunciare l'inserzionista alla Polizia Postale!?
Manuel A.
Risponde Jobob (Redazione di Lavoratorio.it):
“Gentile Manuel, intanto dovremmo intenderci sulla definizione di siti di annunci “istituzionali”, quali sarebbero? Certamente non lo è Lavoratorio.it, che è un quotidiano online di proprietà di un editore (privato). In ogni caso, abbiamo ben presente il tipo di annunci a cui fa riferimento, non sono infrequenti. Tuttavia ci spiace doverla deludere ma, pur trattandosi di una pratica sgradevole, l'indicazione della residenza o del domicilio nei pressi del luogo di lavoro non sono considerati discriminatori dalla legge. Non è nemmeno la prima volta che rispondiamo ad un quesito simile su Lavoratorio.it: in casi come questo consigliamo ai candidati di “aggirare” il problema segnalando un domicilio nei pressi del luogo di lavoro, presso un amico/un conoscente, o comunque l'immediata disponibilità a trasferirsi nella località in cui si trova il lavoro. Non basta? Purtroppo non c'è altro mezzo: nessuno può impedire all'azienda di scegliere candidati “più vicini”, per motivi facilmente comprensibili. Diverso sarebbe stato il caso di una discriminazione palese sulla provenienza geografica, come accadeva negli anni '50 nel campo immobiliare. In alcune grandi città del nord gli emigranti provenienti dal sud si trovavano davanti agli occhi i famigerati cartelli “non si affitta ai meridionali”, ma non si tratta certo del caso da lei segnalato.
