mercoledì 17 giugno 2026

Profili introvabili? Una barzelletta che non fa ridere

di Jobob - Pubblicato il 05 gennaio 2013

Nemmeno un mese fa pubblicammo sul sito un breve articolo sull’indagine “Excelsior” di Unioncamere, rapporto statistico che ogni anno fotografa la situazione del mercato del lavoro italiano. L’indagine dice che, secondo i dati raccolti dalle Camere di Commercio italiane, nel 2012 ci sono stati oltre 65mila posti di lavoro che sono rimasti vacanti, per l’impossibilità di reperire il profilo adatto a ricoprirli. Un dato che è stato ripreso con risalto dai media nazionali, anche se nello stesso giorno in cui è stato diffuso l’Istat ha certificato la perdita di altri 600mila posti di lavoro.
 
Ma nessuno è andato poi oltre il dato numerico in sè, sensazionale o meno a seconda dei punti di vista. Perché succede? Già, perché. Unioncamere, nel comunicato stampa che illustra la ricerca, usa il termine “profili introvabili”, ma non si chiede perché non si riescono a reperire questi profili. Davvero non ci sono sul mercato, oppure le aziende non riescono a trovarli per altre motivazioni?
La cosa più semplice sarebbe stato chiederlo direttamente alle aziende, magari tramite il questionario stesso usato per l’indagine, ma proviamo noi a fare qualche considerazione:
 
1) un mercato del lavoro che lascia inevase 65mila richieste anche quando ci sono oltre 3 milioni di persone senza un lavoro è sicuramente un mercato inefficiente. Perché? Perché comunica poco e male: in moltissimi casi aziende e intermediari faticano persino a scrivere annunci di lavoro comprensibili. Chi frequenta il nostro sito sa quante energie stiamo dedicando alla “battaglia” per ottenere annunci di lavoro di qualità. Senza annunci chiari, ci saranno sempre candidati che non “vedranno” il loro lavoro ed aziende cui sfuggirà il candidato che cercavano per via di un semplice deficit di comunicazione.
 
2) Può essere in parte responsabilità dei candidati? Si, siamo convinti  - ad esempio - che tra i gli oltre 600.000 senza lavoro in Lombardia ci siano i 900 “progettisti informatici” introvabili di cui parla la ricerca di Unioncamere, ma che molti di loro siano molto più bravi con software e linguaggi di programmazione che con curriculum e lettere di presentazione. Molti tra loro hanno solo bisogno di un po’ di “orientamento”, ma nella stragrande maggioranza dei casi non sanno a chi rivolgersi.
 
3) Infine il pubblico: se in Italia si parla ancora di mercato inefficiente è anche perchè mancano servizi efficaci che aiutino questo “benedetto” incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ma è possibile che ad oggi, nel 2013, ancora non esistano servizi di orientamento pubblici degni di tale nome e realmente accessibili a tutti? Anzi, l'orientamento è ancora considerata un'attività di "serie B".
 
Insomma, crediamo che un’idea sul perché del dato di partenza –posti inevasi pur in presenza di un’ampia disponibilità di candidati – ve la siate fatta. Siamo ancora molto lontani da una minima efficienza del nostro sistema lavoro, se poi aggiungiamo la crisi di opportunità otteniamo un mix esplosivo. Noi, voi, le aziende, le istituzioni pubbliche che si occupano di lavoro: tutti dobbiamo metterci il maggior impegno possibile per disinnescare questo ordigno pericolosissimo.

Siti partner