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giovedí 23 maggio 2013
IL BOTTO pubblicato il 16 febbraio 2011

Come tagliarsi fuori da soli con la cultura dello spot

di Roberto Marabini

Una certa Annalisa ha trovato interessante  una pagina di Lavoratorio.it e l’ha segnalata al suo amico Claudio, consigliandogli di pubblicarne i contenuti sul proprio sito. A sua volta, Claudio ha risposto: “Il documento è interessante. Mi sembra un po’ lungo. Forse l’ideale è farne un estratto con le notizie più interessanti e più semplici. Secondo te, chi legge cinquanta pagine per capire come funziona un’inserzione? Meglio pubblicare una sintesi, massimo una o due pagine."
 
Abbiamo letto la risposta di Claudio perché è stata inviata al nostro indirizzo invece che a Claudia. Un errore come può capitare a chiunque. Internet sembra fatto apposta per sbagliare. Claudia non ha mai ricevuto la risposta in questione. Ma non intendevo tornare sul problema infinito degli errori nell’utilizzo di internet anche sul mercato del lavoro. Piuttosto, mi pare doveroso tornare sulle perplessità espresse da Claudio: “Chi legge cinquanta pagine per capire come funziona un’inserzione?"
 
Da un certo punto di vista, Claudio ha ragione: è fondamentale saper cogliere l’attenzione del proprio pubblico in pochi secondi.  Ce lo insegna la pubblicità e lo hanno imparato i presentatori, i giornalisti, i politici, i sociologi, i criminologi, anche qualche avvocato. Altrimenti, addio televisione.
 
Catturata l’audience, sarebbe  però necessario e doveroso riuscire ad informare in maniera sufficientemente approfondita. Caratteristica che non appartiene e non apparterrà mai alla cultura dello spot.
 
E’ necessario diffidare da chi pretende di informare in pochi secondi. Si tratta di una trappola mentale che porta gran parte del pubblico a sentirsi appagato attraverso uno slogan. Niente di più falso, pericoloso ed antidemocratico. Siamo di fronte ad un nuovo modello di analfabetismo. Con un’ enorme e terribile aggravante:  una volta, chi non sapeva leggere o scrivere era cosciente dei propri limiti culturali. Oggi, chiunque abbia ascoltato gli slogan lanciati dai portavoce di partito nel corso di un qualunque telegiornale si sente un esperto di politica. L’unico vero ignorante è quello che non sa di non sapere.
 
La cultura dello spot pervade ormai ogni meandro della comunicazione. A maggior ragione, la comunicazione sul mercato del lavoro ne è stata devastata, perché le dinamiche di questo settore della vita sociale ed economica italiana non erano nemmeno  mai state approfondite. In pochi anni, siamo passati dallo stalinismo del collocamento obbligatorio (condito da abusivismi di ogni forma) ad un libero mercato privo di ogni tradizione, etica e cultura professionale.
 
Ognuno si è sentito libero di inventarsi la professione del selezionatore , dell’orientatore, del comunicatore sul mercato del lavoro. Tutto all’insegna dell’improvvisazione, tutto smascherato dal livello ignobile dei testi delle inserzioni di lavoro: spot di venti parole, oltretutto incomprensibili.
 
Nemmeno dall’altra parte della barricata, chi cerca lavoro pare sappia rinunciare alla cultura dello spot. Meglio credere di essere il candidato ideale per un’inserzione incomprensibile, piuttosto che cercare di approfondire il significato di quelle venti parole. Meglio mettere insieme uno sgangherato cv secondo lo spot del “formato europeo” piuttosto che affrontare il calvario di un reale bilancio di competenze. Meglio schiacciare un pulsante per inviare currculum a raffica, piuttosto che personalizzare ogni candidatura per motivare aziende ed agenzie a contattarci.
 
Non esiste una formula magica che possa garantire la soluzione di ogni problema, tantomeno sul mercato del lavoro.  Dopo venticinque anni di esperienza in questo settore, credo però di aver identificato alcuni “requisiti indispensabili” quantomeno per evitare di rimanere tagliati fuori, non soltanto quando si cerca lavoro: informarsi, confrontarsi, approfondire, cercare realmente di capire senza preconcetti o condizionamenti ideologici. Una faticaccia.
I COMMENTI

12 commenti finora pubblicati

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Utente non più iscritto a Lavoratorio.it (09 marzo - ore 19:14:50):

Buonasera, chiedo scusa al Sig.Marabini, ma quel giorno non avevo le idee molto chiare. Al Sig. Marco, dico che purtroppo a volte specificare l'eta, l'aspetto fisico risponde in un certo senso all'immagine che l'azienda vuole dare un'altra cosa e verificare se la persona scelta sia in grado di capire ... (segue)

Jobob L. di Milano (MI), (09 marzo - ore 10:07:58):

La risposta di Roberto Marabini, direttore di Lavoratorio.it: "Buongiorno Marco, lei crede che se un selezionatore fosse un genio realizzerebbe certe schifezze di annunci, anche senza leggere il mio ebook? Un professionista dotato di qualche onda cerebrale si sarebbe guardato in giro da solo, magari ... (segue)

Marco B. di Gozzano (NO), (08 marzo - ore 23:15:33):

Buongiorno, Direttore ho scaricato e letto tutte le 97 pagine del suo documento " INSERZIONE IMPERFETTA seconda edizione 2009 " veramente lo trovato molto interessante, ma quello che volevo domandarle, se da quando e' stato pubblicatoi selesionatori delle agenzie di somministrazione e le aziende l'avranno ... (segue)

Jobob L. di Milano (MI), (23 febbraio - ore 17:50:13):

L'intervento della redazione di Lavoratorio.it: "Buongiorno Rita, non è opportuno inserire commenti che non riguardano il tema trattato nella pagina. Ed è anche inutile. Perché non invia la sua riflessione alla rubrica laposta@lavoratorio.it ? Quando sarà pubblicata, potrà essere a sua volta oggetto ... (segue)

Utente non più iscritto a Lavoratorio.it (23 febbraio - ore 12:25:25):

Buongiorno, dato che oggi sono un po arrabbaiata, non per lavoratotio, ho impegnato la mia giornata nella lettura dei commenti, interessanti e riproposti, approfonditi ma pur sempre riguardanti la prima fase della ricerca del lavoro. Non andiamo mai oltre. Perchè non parliamo di un occupazione attuale ... (segue)

Pierfrancesco G. di Bari (BA), (20 febbraio - ore 10:41:03):

Il termine formato si può usare in effetti in troppi contesti diversi. Io lo intendevo nell'accezione di "formato europeo" o "formato cronologico", non riferendomi al tipo di file. La causa più che a Microsoft andrebbe fatta a chi si ostina, come dice lei, a salvare e distribuire file in docx e in ... (segue)

Jobob L. di Milano (MI), (19 febbraio - ore 21:13:22):

La risposta di Roberto Marabini, direttore di Lavoratorio.it: "Caro Pierfrancesco, la scelta del formato del proprio cv non è un problema di forma, anche se questa affermazione potrebbe sembrare un semplice gioco di parole. Immagino che lei non apra tutti gli allegati che riceve sulla sua casella di ... (segue)

Pierfrancesco G. di Bari (BA), (17 febbraio - ore 12:50:11):

Ho letto quasi tutto quello che sta sul sito e quintali di altre pagine internet sugli stessi argomenti, ed è a tutto ciò che ho letto in giro che mi riferisco, ma se bazzico ancora qui è solo perché trovo spunti utili e interessanti, più che altrove. Fermo restando che fate il servizio migliore ... (segue)

Jobob L. di Milano (MI), (17 febbraio - ore 09:08:42):

La risposta di Roberto Marabini, direttore di Lavoratorio.it: "Comprendo il ragionamento di Pierfrancesco e in parte lo condivido pure. Peccato che nessuno (o almeno, io sicuramente no...) abbia mai parlato su questo sito né di questioni grafiche né di problemi semantici nella realizzazione del curriculum. ... (segue)

Pierfrancesco G. di Bari (BA), (16 febbraio - ore 21:58:02):

In sostanza, il mio umilissimo ragionamento (che vale per l'autore ma soprattutto per chi cerca lavoro) è che questa filosofia del "packaging" perfetto che dev'essere il cv, a prescindere dal contenuto, è il massimo della cultura dello spot. Se poi i selezionatori generalmente scelgono un profilo così ... (segue)

Pierfrancesco G. di Bari (BA), (16 febbraio - ore 21:25:53):

Lo slogan del "formato europeo", che può sembrare demenziale (anzi, forse lo è), riassume ben altra storia che dura un po' di più di 30 secondi... La scelta amletica del formato europeo, o funzionale, o tra questa e quest'altra parola per raccontare sé stessi, direi che è abbastanza triste di per ... (segue)

Utente non più iscritto a Lavoratorio.it (16 febbraio - ore 11:49:43):

Direttore hai superato i 20 caratteri dello spot! di conseguenza nessun commento! Ci sono solo io. Parole sante le tue!............a presto.


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