giovedì 19 ottobre 2017

C'è chi piange e chi si sbatte anche per gli altri

di Andrea Monaci - Pubblicato il 12 febbraio 2014

Che sia un periodo difficile, molto difficile, lo sappiamo benissimo e anche se volessimo far finta di niente sarebbe impossibile. Sono tutti pronti a ricordarci che stiamo vivendo la crisi più difficile di sempre della storia d'Italia, che la gente è allo stremo, che il lavoro non c'è e se c'è è improponibile, precario, sottopagato, da schiavi. Il piagnisteo arriva più dai media e dall'esercito dei “fancazzisti” di professione che dai diretti interessati che invece, nella drammaticità dei gesti, conservano la propria dignità! In questa valle di lacrime c'è però qualcuno che si dà da fare: sono le associazioni dei disoccupati in età matura, che si sbattono per tenere insieme i propri associati, informarli, incoraggiarli. Ora si sono presi la responsabilità di contare di più ed arrivare finalmente ad incidere sulle scelte che possono farci uscire dalla crisi del lavoro. Come? Facendo squadra.
Quanti nostri concittadini hanno deciso di farla finita nell'ultimo anno perché si sono sentiti invece abbandonati da tutti o semplicemente troppo soli? Tanti, troppi e in assoluto silenzio, altro che lacrime in tv o muri del pianto su internet! Di questi morti, di questo clima soffocante, una gran parte di responsabilità va ricondotta proprio allo sterile piagnisteo stereofonico che ogni giorno amplifica il disagio (vero) creato dalla crisi economica. Nessuno vuole negare che la situazione sia gravissima: non è questione di minimizzare o di avere fette di salame sugli occhi, ma le lamentele non cambiano lo stato delle cose.

I primi a dire basta sono stati proprio quelli in maggior difficoltà: chi il lavoro l'ha perso da troppo tempo ed oltre al lavoro stava per perdere ogni speranza. Persone, cittadini, ex lavoratori quasi prossimi alla pensione, padri di famiglia over 40, 50 e 60. Per anni hanno scritto a destra e a manca, anche a questo sito (QUI nella nostra rubrica della posta) , migliaia di email disperate e incattivite. Eppure sono riusciti da soli ad accorgersi del vortice in cui stavano precipitando: la depressione e l'isolamento sociale, i mali che oltre alla perdita della autosufficienza economica sono alla base della disgregazione sociale.

Dagli over 40, 50 e 60 d'Italia è arrivato il primo vero stop alla politica del piagnisteo continuo. Poco prima di Natale a Torino è successo qualcosa di impensabile per il nostro paese, almeno per quello di oggi votato all'autolesionismo. Quattro associazioni di disoccupati in età matura, over 40, 50 e 60, hanno deciso di unire le forze e dare vita ad una federazione (QUI maggiori dettagli), per alzare la voce, questa volta con il sorriso di chi non si sente più solo ed è più forte anche se la sua condizione lavorativa non è cambiata. Per fare cosa? In passato queste associazioni si sono occupate soprattutto di dar voce alla categoria e di aiutare i disoccupati in età matura con progetti come questo, ad esempio. Ora occorre invece incidere concretamente sull'attuale e inadeguata legislazione del lavoro, che deprime invece di creare le opportunità e continua a consentire la discriminazione per età nonostante i divieti. Ci aspettiamo segnali concreti presto, e perché no, finalmente qualche rappresentante in Parlamento a fare la voce grossa.
Questo è un segnale positivo per tutti: se usassimo tutte le energie sprecate quotidianamente nelle lamentazioni per darci una scossa positiva, per pianificare la nostra attività e soprattutto per cercare una nuova strada, guarderemmo al domani con occhi diversi.
 
Andrea Monaci
Redazione Lavoratorio.it

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